C'è una mirabile correlazione di forme significanti in questa istantanea, nominalizzazione di un attributo che qualifica in maniera impeccabile l'incrocio dell'arte fotografica con il καιρός.
Il braccio destro sollevato è una semiretta inclinata e incide perpendicolarmente sulla retta, anch'essa inclinata, sopra cui si collocano corpo e capo. All'incrocio, si formano così due angoli retti. La seconda linea è sottolineata dalla teoria delle stelline sulla maglia e continua con l'orecchio, scoperto, come pronto a udire.
La mano devia leggermente verso il basso, rispetto al braccio che la sostiene. Tutte le dita sono raccolte, tranne l'indice, retto e leggermente innalzato. Esso si trova così all'altezza degli occhi e dello sguardo. Si istituisce una linea orizzontale tra sguardo e indice. Questo è il punctum della foto. Guardare diritto e indicare: la deissi,
Sul collo, il viso è leggermente ruotato verso destra e in tal modo inquadrato di 3/4. Se ne percepiscono di conseguenza la profondità e, ben delineato nella sua struttura angolare, il disegno della mascella e un mento che non sfugge. Risaltano ambedue gli occhi, attenti e intensi. Le pupille non assecondano la rotazione del viso e stanno invece in asse con la posizione del corpo. Fanno così da sorgente della retta indicale.
Del naso, diritto e dallo schema perfettamente angolare, si coglie bene una narice appena dilatata dalla inspirazione. La bocca è del resto serrata e i suoi angoli, in linea, con le labbra vagamente protruse, sottolineano un'attitudine di severa serietà. La chioma bionda è ravviata, lunga e solo poco ondulata. Si muove in verticale dal capo, distaccandosi progressivamente dal corpo inclinato. Con la linea orizzontale che va dall'orecchio e dallo sguardo all'indice, costituisce in tal modo una coppia di assi cartesiani che inquadra tutto il resto, composto così nello schema di due triangoli rettangoli.
Un dato culturale ancora incontrovertibile, quanto al genere, fa della grazia determinata ma composta del soggetto un modello per la costituzione di una figura. E metaforicamente pare che l'immagine sia stata appunto presa da un largo pubblico, secondo ideologie e morali diverse e non tutte commendevoli.
Apollonio ha in uggia le metafore e, al contrario, ha in simpatia le allegorie. E, per la sua semiologia personale, elegge questa istantanea geometrica della deissi, proprio perché accidentale, a razionale allegoria della rettitudine.


Immagine di rara eleganza
RispondiElimina"...il me blesse ou me séduit", scrisse Barthes per spiegare il suo interesse al "langage", ma la confessione va ovviamente estesa al "signe", semiologicamente. Grazie al Lettore o alla Lettrice senza nome.
EliminaSarà utile, comunque, dare un'occhiata anche al contesto dell'immagine:
Eliminahttps://www.youtube.com/watch?v=YKAtotJ1Pfk
Sarà utile?
Chi scrive, come sempre, non S.A.
Grazie, affezionato Lettore. Utile, Apollonio tuttavia non sa, proprio come Lei. L'esercizio consiste infatti in una procedura di straniamento. Solo straniandosi, infatti, è possibile cogliere l'allegoria e mettere a tacere o ignorare il rumore che, invece, mette sulla strada di altre figure, più facili, con il contorno di indignazioni, recriminazioni, esagerazioni, interpretazioni e così via. Dell'umanità, sospetta Apollonio, queste rivelano spesso il lato peggiore. La nobiltà significante del segno - badi bene! significante di un significato: allegoria, appunto - riscatta da tali derive.
EliminaCiao Nunzio, mirabile descrizione! come sai fare tu. Semiologica, livello plastico, componente eidetica, come direbbero i greimasiani. Ma, più semplicemente, molto fine. D'accordo con la conclusione "allegoria della rettitudine". Una piccola osservazione: i triangoli non sono tutti e due rettangoli, almeno non lo è, disegnato così, quello orizzontale in alto. Lo è se si sovrappone parzialmente all'altro. Un caro saluto
RispondiEliminaApollonio non delega al suo alter ego la risposta al pregiatissimo Lettore e riceve così l'incarico di manifestargli gratitudine per il generoso giudizio. Liberare (candidamente) la linguistica dalle superfetazioni grammaticali e, (con altrettanto candore) per diletto/difetto, la semiologia da quelle dottrinali, restituire l'una e l'altra alla semplice finezza disciplinare di un'osservanza che impone di osservare è quanto qui, per ischerzo (ci si intenda), si prova a fare. Che un Lettore di tale qualità lo riconosca è gran premio per Apollonio. Ambedue i triangoli sono rettangoli, tuttavia. La linea dello sguardo, di quello superiore, è appunto l'ipotenusa.
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