30 luglio 2026

Lingua nostra (17): Cagionevole

C'è una generazione (Apollonio vi appartiene) che, prima nel discorso pubblico, quindi nel privato, ha visto scolorire, quindi scomparire cagionevole. Come si sa, al suo posto, si è imposto fragile, imperialisticamente. 
L'invasore è passato dal qualificare pianamente le cose e solo per figura le persone, come faceva un tempo, al qualificare persone e cose, indifferentemente. Tragga chi vuole, se vuole, il correlato ideologico. D'altra parte, di fragile o, meglio, di fragili, stagionale in "Lingua loro", questo diario si è già occupato, ora è un anno pieno, né qui ci si vuole tornare, mettendo a repentaglio in chi legge organi figurativamente molto fragili.
Ma l'osservazione e la registrazione, per amore di filologia e di testimonianza storica, sono doverose, anche nel caso, come per cagionevole, esse non interessino quasi a nessuno. Anzi, più doverose proprio perciò. Se non fosse paradossale, ci sarebbe da dire che "quanto" è inversamente proporzionale a "quale". E chi si vuole che si preoccupi di cagionevole? Non c'è poi recriminazione nel dire come stavano le cose e, per contrasto, come adesso stanno. Non c'è inoltre dispiacere, ma solo piacere nel traguardare cagionevole come una pietra preziosa, perché lo è. 
Lo dichiara il suo signifiant, cioè, vale la pena ribadirlo, un termine imprescindibile del rapporto che lo costituisce come signecagionevole non è una parola di trafila dotta, come oggi può apparire a profani e profane. Lo è, al contrario, fragile (cui frale, a suo modo, fa da parente povero). 
Di cagionevole, è mero e rinfrescante conforto assaporare allora questa ricorrenza antica e prelibata: "Essi, quantunque ella gridasse molto, presala, sopra la barca la misero ed andâr via: ed in Calavria pervenuti, furono a ragionamento di cui la giovane dovesse essere, ed in brieve ciascun la volea; per che, non trovandosi concordia tra loro, temendo essi di non venire a peggio e per costei guastare i fatti loro, vennero a concordia di doverla donare a Federigo re di Cicilia, il quale era allora giovane e di così fatte cose si dilettava: ed a Palermo venuti, così fecero. Il re, veggiendola bella, l'ebbe cara: ma per ciò che cagionevole era alquanto della persona, infino a tanto che più forte fosse, comandò che ella fosse messa in certe case bellissime d'un suo giardino il quale chiamavan la Cuba, e quivi servita; e così fu fatto".  
Per chi avesse amato la prosa e la mirabile fragilità delle sue non commutabili scelte, cagionevole tra queste, il resto si trova qui

2 commenti:

  1. Il parente povero è anche il più elegante: con 'povera foglia cagionevole' si cadrebbe nel mélo (per tacere delle esigenze metriche).
    E l'amico del cantautore genovese par excellence? Impensabile dirlo cagionevole.
    Bisognerà rassegnarsi: cagionevole è assai cagionevole. Chi sa se portarlo nella Cuba basterebbe a ringalluzzirlo?

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    1. Apollonio Discolo30/7/26 22:25

      Chiose molto appropriate, delle quali Apollonio Le è grato, Lettrice celata, suppongo, dietro un refuso (o no?). Il parente povero, però, era ed è anche un po' finto povero, con le sue ascendenze letterarie, come ben sapeva il citato giovanotto. E al celebre cantautore genovese si farà facilmente il merito, all'epoca, dell'uso di una sapida figura, in un testo interamente allusivo. Cagionevole non era cagionevole, ancora pochi decenni fa. "Cagionevole [...] ai miei tempi era «usitatissimo» (voglio arcaizzare, a questo punto)", scrive un esperto lettore all'alter ego di Apollonio, a commento del frustolo. Lo è appunto diventato, cagionevole, e portarlo nella Cuba palermitana di oggi, creda ad Apollonio, sarebbe finirlo.

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