14 luglio 2012

Vocabol'aria (7): "soluzione/problema"

Endlösung, 'soluzione finale': ecco, fedeli Lettori, dove è tragicamente sfociata, come evento terminale e come punto di non-ritorno (malgrado da quasi quattordici lustri ci si illuda del contrario), l'attitudine moderna alla ricerca, parossistica, di presunte soluzioni a più che presunti problemi.
Il fatto che frattanto si siano sfumati, se non persi i deliranti contorni ideologici, i raccapriccianti connotati razziali, le truculente prassi sociali non vuol dire che sia mutata la struttura formale di un pensiero, chiaramente totalitario, che vede la soluzione come suo unico programma e orientamento. Avere un problema, trovarne la soluzione sono espressioni che hanno marcato e continuano a marcare un plurisecolare andazzo.
La libertà e la sua vera difesa cominciano invece dove cominciano l'amore, razionale, per ciò che si presenta come problema, il laico rispetto per la sacralità che gli discende dall'essere (solo eventualmente?) insolubile, la sorridente consapevolezza della necessità morale di venire a patti con un limite che, ironico, non smette mai di imporre, a chi lo sperimenta, pazienti aggiustamenti e profondo sentimento di provvisorietà.
Succede invece che, per blasfema illusione di eternità (oltre che di onnipotenza), i genitori abbiano ormai l'abitudine di lasciare in eredità a figlie e figli ciò che capita paia la soluzione a un loro problema e che, invece, ci mette poco a rivelarsi, per gli eredi, problema ancora più grave.
Bisogna allora smettere di cercare soluzioni e (ri)cominciare a godersi, esperendoli, i problemi? Apollonio sorride e, solo per i suoi cinque fedeli lettori, sussurra: sarebbe una soluzione troppo facile, cioè un futuro enorme problema.

7 commenti:

Sesto Sereno ha detto...

Sorrido anch'io, illustre Apollonio: alla fine scopro che l'universalmente abusato "non c'è problema" ( no problem, nun c'è probblema...) è proprio la giusta soluzione!
Blak

Anonimo ha detto...

Geniale Apollonio, sottoscrivo e riscriverei, potendo.
Tuo Pasquale D'Ascola

Anonimo ha detto...

Ciò che ispirerà ai nostri figli ancora più raffinata pazienza nei necessari aggiustamenti ai nostri e loro limiti, fraternamente sommati. Dov'è dunque il problema?

Apollonio Discolo ha detto...

E se il problema, gentile Lettore o Lettrice senza nome, stesse proprio nel fatto che Lei (rappresentando così una folla innumerabile e, appunto, anonima) non ne vede l'esistenza?
Apollonio non lo sa. Si interroga, come sempre, sull'irrisolvibile problema dell'umana consapevolezza (che è, poi, il vero, grande problema della linguistica).

Anonimo ha detto...

Dolente, ma devo riconoscere che il principale problema risiede nella mia -- evidente -- mancanza di chiarezza: il mio intervento mirava proprio a ingigantire il paradosso, unico gancio -- a quanto pare -- cui possa restare aggrappata tanta insostenibile incoscienza. Che è quanto dire grave carenza di coscienza, più che di consapevolezza, a voler essere pignoli.
Grazie sempre della Sua cortese attenzione e ospitalità.

Vito Lucio Maria ha detto...

La blasfema illusione d'illimitatezza o pretesa di poter risolvere ogni problema - frequente che, verificata l'incapacità propria, si vaneggi che vi sia chi possa e non provveda per cupi moventi, così che all'irresoluzione segue la cieca ricerca dell'inadempiente e della colpa - non sembra fenomeno imputabile alla modernità. Forse è costante effetto collaterale dell'avvertire in qualche modo, da utilizzatore della lingua in un nulla di consapevolezza, l'effettiva indeterminabile estensione del dicibile e dell'interpretabile. Da qui, è compito non da poco evitare il delirio d'onnipotenza.

Anonimo ha detto...

In assenza del tarlo masochista di un problema non sarebbe l'agnizione catartica di una soluzione (non necessariamente soluzione a quel problema).

Ergo: Elogio del Problema.

Gabriele Mastropaolo