1 agosto 2007

Il potere linguistico della stupidità

Non sono mai mancate, nella storia della cultura occidentale, analisi anche molto acute e profonde e rappresentazioni sarcastiche e verisimili della stupidità linguistica del potere. Più rare – e se è così una ragione ci sarà – sono sempre state quelle del potere linguistico della stupidità. Il potere è infatti di norma, in un modo o nell’altro, manifesto e si presta così a essere facilmente identificato attraverso le sue forme comunicative (in cui peraltro si riduce la sua volontà espressiva, con tipico collasso). La stupidità e soprattutto il suo potere sono al contrario camuffati e, al tempo stesso, enormemente diffusi: irriconoscibili a se stessi (uno stupido che sapesse di esserlo smetterebbe ipso facto di esserlo – almeno compiutamente), sono per ciò stesso difficilmente catturabili dai tradizionali strumenti di analisi storica e socioculturale, dal momento che spesso tali strumenti ne sono solo un cascame pedante. La stupidità esercita così (e senza parere) il potere più persistente e assoluto, soprattutto attraverso e sulla lingua. A smascherare, almeno parzialmente, il potere linguistico della stupidità può essere solo uno sguardo stupido privo di potere. La saggezza immaginata da Ferdinand de Saussure pare possederlo e si candida quindi a essere il (sempre precario) strumento euristico dell’eterna battaglia, eternamente perduta, contro il potere linguistico della stupidità.

2 commenti:

fasterbit ha detto...

una frase su tutte: "Lei non sa chi sono io!"
;)

Apollonio Discolo ha detto...

Certamente, caro Fasterbit, ma pensi piuttosto (se il tema non le pare peregrino) a cose molto più sottili e pervasive, che d'improvviso si manifestano anche nell'eloquio di chi - come lei, come me - magari mai direbbe: "Lei non sa chi sono io!". Dio mi guardi dal fallimento della memoria. Credo però di non essermi mai sottomesso finora allo stupido imperio di espressioni come "Vediamo oggi quelli che sono gli effetti del riscaldamento ambientale". Ma fin quando resisterò? Fin quando sarò capace di sottrarmi all'inquinamento non di quelli che sono, ma semplicemente degli effetti dell'inesausto instupidimento linguistico?