22 febbraio 2010

L'italiano al telefono

Più di 20000 pagine di trascrizioni di conversazioni telefoniche: a Citera giunge la notizia. Che si aggiungono al numero imprecisato, ma certo astronomico, di quelle raccolte negli ultimi decenni. Un corpus sterminato, un'impresa titanica di accertamento linguistico cui si è consacrata una parte importante dell'apparato dello stato, peraltro (e qui sta l'aspetto delizioso) senza intenzione. Le vie della Provvidenza sono veramente infinite. Lo dice un grande nume nazionale: lassù c'è certamente qualcuno che si occupa dei miseri e quindi delle discipline miserelle, come appunto la linguistica (italiana), che mai avrebbe avuto addetti e strumenti adeguati alla bisogna.
Apollonio non sa quanto tale corpus serva alla ricerca delle verità processuali (c'è chi dice moltissimo e chi l'esatto opposto, pare, sostenendo che servono soprattutto ai giornali). Per lo sviluppo della ricerca di una lingua al telefono, esso è risorsa che è difficile pensare abbia pari al mondo. Nell'ancora favolosa Cina, forse, potrebbe esserci qualcosa di comparabile: lì tutto, pare, sia sotto controllo, anche la rete: ma trascritto?
Ammesso naturalmente che ci sia qualcuno capace di gestirlo scientificamente, il dono grazioso e provvidenziale di quelle pagine, e non ci anneghi, sommerso dalla sovrabbondanza. In ogni caso, le premesse perché l'italiano diventi, almeno in qualcosa, la prima lingua al mondo ci sono tutte. Sarebbe un peccato sciuparle: orsù, linguisti italiani, con solerzia, è l'ora di produrre al competente ministero le adeguate richieste di finanziamento, spiegando che, in condizioni come quelle del ricercatore (e del ricercato) italiano, oggi, non c'è nessuno.

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