26 gennaio 2011

Toscano

A vent'anni dalla data fatidica, esce nel 1881 il romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga. La "questione della lingua", questa specialità culturale nazionale cucinata dagli intellettuali italiani, per tradizione, secondo ripetitive ricette, aveva appena vissuto (e a suo modo ancora viveva) una delle sue fasi più acute. Connesse, c'erano, per una volta, anche scelte politiche da fare e, nel Moderno, niente rende la gente istruita più audace (o spudorata) del pensiero d'essere importante e utile a qualcosa, in ispecie alla comunità, e di poterle così impartire qualche imprescindibile precetto.
Giovanni Verga, prima a Firenze, poi a Milano, parla come parla e scrive come scrive. Toscano è il cognome della famiglia siciliana di cui narra la favola del suo capolavoro. Realisticamente: nell'isola, Toscano è cognome ricorrente. Ma, in faccia agli intellettuali nazionali e alla loro "questione della lingua", quanta irridente, celata e amara ironia linguistica porta quel nome proprio, dissimulato sotto la 'nciuria Malavoglia?
E un'ironia solo linguistica? Non il mare di Aci Trezza ma quello di Lissa (ed è appunto la Terza guerra d'indipendenza) accade infatti che ingoi il ragazzo Luca, diventato italiano, siciliano di fatto, Toscano di nome.

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