18 aprile 2012

Vocabol'aria (4bis): "Punto Nascita", ancora

Due crude note a margine dell'inezia cui è stato consacrato un frustolo di qualche giorno fa, con una coda di amabile memoria, per Apollonio medesimo, inattesa.
Prima nota. Se ci si pensa un momento, protestare contro la chiusura di un Punto Nascita, avendo accettato che i Reparti Maternità degli ospedali diventassero appunto, per designazione, dei Punti Nascita, ha poco senso o, ammesso che ne abbia uno di testimonianza, dovrebbe essere fatto almeno con la consapevolezza che la partita, sui Punti Nascita, è stata in effetti già regolata nel momento stesso in cui, linguisticamente (e quindi ideologicamente), si è preso a chiamare Punti Nascita i Reparti Maternità. 
Se qualcosa è un Punto Nascita, se ne discuterà operativamente come si discute di un Punto Vendita: la logica sarà economica e il resto sarà tenuto per chiacchiera e ammesso all'eventuale considerazione solo per concessione. E magari sarà giusto che un Punto Nascita sia chiuso, perché i fatti sono i fatti, si dirà. Apollonio non lo nega (e come potrebbe? Sulla base di quali competenze?). Vuole solo ricordare però che è a partire dalle parole che si usano per parlare dei fatti che i fatti diventano pertinenti. Se, al tavolo della discussione, insomma, la questione è sui Punti Nascita chi, in proposito, ha una visione che non privilegia il cosiddetto dato economico parte in svantaggio, nuota contro la corrente e, in sostanza, ha già perduto. 
Seconda nota. "Che bella creatura! In quale Punto Nascita l'hai avuta?". Per un bimbo, per una bimba, venire oggi alla luce in un Punto Nascita, ovviamente in uno di quelli che sono stati finora esclusi dalla chiusura, potrebbe essere come venire alla luce in un Punto Vendita, dal punto di vista delle analogie linguistiche e ideologiche.
Si mena sacrosanto scandalo della compravendita dei bambini ma, al di là dei fatti criminosi, la spia della lingua dice che c'è da interrogarsi, in proposito, in modo più generale e fuori della facile indignazione che provoca appunto il crimine. I bambini che nascono e nasceranno in un Punto Nascita non saranno per caso e in qualche modo comperati, come abiti in un Punto Vendita? Non porteranno, dalla loro nascita, lo stigma economico riflesso, come un'ideologia totalitaria e unidimensionale, dalla lingua della società in cui sarà capitato loro di cadere?
Ed è qui che la memoria, involontaria, di parole apparentemente apparentate d'altri tempi (e nemmeno troppo lontani) colpisce Apollonio, portandolo su altre strade e intenerendolo. 
Quando capitava che il tema del discorso fosse un parto e ci si rivolgeva ai bambini o bambini erano presenti, sulle labbra di adulti siciliani (come erano appunto i genitori d'Apollonio) appariva, per eufemismo, il verbo accattari: lo testimonia ancora, alla voce, il Dizionario siciliano di Giorgio Piccitto. Ove richiesto dal contesto comunicativo, accattari diventava comprare, nell'italiano regionale. 
Apollonio bambino sentiva così parlare di zie che (avendo partorito) avevano appena "accattatu", cioè 'comprato', un cuginetto. E sentiva parlare di sé medesimo, da sua madre, con giri come "quando ti ho comprato...".
L'espressione, insomma, come la vita: per le vie analogiche ma sempre sistematiche della comprensione della società e del tempo, dal disgusto, talvolta, all'insperata delizia. Amarla (ma contegnosamente?) non delude. Forse.

3 commenti:

Sesto Sereno ha detto...

Illustre Apollonio, sarà il contenuto, ma che argomento fecondo in questo frustolo e quante considerazioni ne nascono.
Per esempio, chissà come interpreterebbero accattari un cuginetto i bambini di oggi, che sentono parlare di uteri in affitto, donazioni di seme (doni come quelli che si trovano sotto l’albero di Natale!?), contenimento, neanche fosse un deficit, delle nascite e di banche seminali. Per non parlare delle possibilità di scegliersi…il modello.
Speriamo bene.
Blak

Vito Lucio Maria ha detto...

"Accattà' n'u criature" è ancora vivissimo in napoletano per indicare un parto, appunto quando ci si rivolge a bambini o ve ne sono presenti ...

Apollonio Discolo ha detto...

Grazie, gentile lettore. Del delizioso eufemismo (una premurosa sodale informa Apollonio per le vie private) ci son tracce dialettali anche in Ticino: "dalle mie parti si dice (almeno nelle fasce più alte d'età) l'è naja in cumpra di una donna che ha partorito: appunto, qualcosa come 'è andata a fare acquisti'". Facile immaginare che le citate siano lungi dall'essere evenienze isolate o peregrine. Ove non fosse già stato arato (la scarsa dottrina impedisce ad Apollonio di escluderlo), un campo di studio che promette d'essere fecondo, come ha appunto notato con arguzia il sereno lettore che ha aperto la serie di questi commenti.