18 novembre 2016

Come cambiano le lingue (17): "Opera d'arte" al "pomodoro"

"Pomodòro" - recita il Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia - "(pomidòro, pómo d'òro), sm. (plur. pomidòri, pomidòro, pómi d'òro, pomodòri)".
In fondo alla voce, caso mai ce ne fosse bisogno, visto che una volta tanto il caso è trasparente, si precisa: "Da pómo d'òro (la var. pomidoro è rifatta sul plur.)".
Evidente che il plurale pomodori fu, in origine, anch'esso un abuso. Tra i plurali possibili elencati dal lessicografo, è ricordato come ultimo, ma è il più popolare. Già più di mezzo secolo fa, Gerhard Rohlfs, annotava: "La lingua s'è decisa per pomodori". Da buon linguista, gli stava ovviamente a cuore descrivere e non stigmatizzare.
Pare adesso (Apollonio ne ha solo indiretta testimonianza) che una figura della vita pubblica italiana ai cui discorsi c'è oggi chi presta grande orecchio, da opera d'arte abbia tratto un plurale opere d'arti. Lo avrebbe fatto in una sua recente sortita fiorentina. E lo avrebbe fatto, si noti, non secondo il modello dell'abusivo pomodori, ma secondo quello, altrettanto abusivo, di pomidori. Ora, tra gli altri e soprattutto insieme con pomidoro, secondo il menzionato linguista tedesco, il plurale pomidori pare fosse, "notevolmente diffuso nel vernacolo toscano". 
C'è allora da chiedersi se, producendosi nel suo (si ribadisce, presunto) opere d'arti, l'oratore non abbia voluto sottilmente assicurarsi la benevolenza di un pubblico la cui competenza linguistica nativa forse include ancora pomidori: "se qui la gente pensa pomidori (ed è difficile non lo pensi, in questo momento), allora bisognerà dirle opere d'arti". Alternativamente, potrebbe essersi trattato di un caso di mimetismo linguistico. Il pomidori che stava evidentemente acquattato e per evidenti ragioni nella mente della platea, per le vie di una corrispondenza d'amorosi sensi, si è così riflesso in quel presunto opere d'arti sortito da labbra che, anche con questo dettaglio, si rivelerebbero tanto sensibili agli umori popolari: aleggiando silente, un pomidori ha finito per produrre un esplicito opere d'arti
Insomma, almeno per il linguista, che appunto non stigmatizza, ma osserva e descrive, c'è materia per riflettere. E la prima riflessione è la solita: pomodoro o opera d'arte, a mutare le lingue sono appunto gli abusi. La seconda è che ciò che è successo una volta, si può stare certi che succederà di nuovo. Se è autentico, l'opere d'arti di oggi ripete pomidori e potrebbe succedere che un (per il momento ipotetico) plurale operadarti un giorno verrà, sulla scorta di quel plurale pomodori di cui nessuno ormai mena scandalo e dal cui uso non si astiene, c'è da scommettere, nemmeno il più trinariciuto linguaiolo. 
Apollonio non può nascondere tuttavia ai suoi lettori che, mentre si dice cose del genere, tra il divertito e il sorridente, una preoccupazione lo invade.
Il periodico ritorno del modello di ciò che, come abuso, è già successo gli pare non riguardi solo la storia della lingua e i suoi cambiamenti, in fondo innocui, ma anche ben altro. E la faccenda linguistica, come una spia d'allarme che s'accede, prende, d'improvviso, i contorni per nulla rassicuranti di una vicenda che, come altre volte è successo e anche molto di recente, pare destinata a non fermarsi al sugo di pomodoro.

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