21 marzo 2017

Commento poetico alla Giornata mondiale della poesia

Non si vuol dire Saffo e neppure Catullo, non Callimaco né Orazio, non Bernart de Ventadorn né Giacomino Pugliese, non Villon né Cavalcanti. Non si vuol dire Garcilaso de la Vega né Tasso. Non si vuol dire Milton né Heine. Non si vuol dire Puškin né Leopardi, non Dickinson né Baudelaire. Non si vuole dire Pascoli né Mallarmé né Rilke né Eliot né Majakovskij né Kavafis e così via. Gente troppo lontana dallo spirito di questo tempo per chiedersi che cosa mai penserebbe (e scriverebbe) se, d'improvviso, questo tempo le si parasse davanti, con le sue comicità.
Da stamane, appreso che oggi è la Giornata mondiale della poesia, Apollonio si chiede però cosa di una simile sesquipedale ridicolaggine direbbe un testimone e un poeta morto tutto sommato solo di recente: Pier Paolo Pasolini.
In pochi decenni, il mondo deve essere proprio cambiato se un impudente qualsiasi, camuffato da organismo internazionale e col séguito di folle innumerevoli, ha potuto decretare, sul finire del secolo scorso, che la poesia ha una sua giornata mondiale. 
Il mondo è cambiato, sì. E con lui devono essere cambiati i poeti (il genere è qui solo il convenzionalmente non-marcato) se, in un'occasione come questa, non indirizzano a chiunque oggi si impanca a celebratore della poesia (fosse anche un sedicente collega) una sonora e poetica pernacchia:

14 marzo 2017

Cronache dal demo di Colono (54): Il paese dei balocchi

"Il videogioco diventa adulto e conquista i quarantenni", dice il titolo di un pezzo giornalistico che compare oggi in rete. Perfetta illustrazione del principio che è la prospettiva a fare la notizia. Se i dati che l'articolo espone sono degni di fede (in proposito, difficile si raccontino bufale), da prospettiva diversa il titolo avrebbe potuto essere benissimo "I quarantenni restano adolescenti e non depongono il videogioco". Ragionevolmente, non lo depongono come non depongono altri comportamenti, altre attitudini, altre turbe di quella fase della vita: l'acume dei suoi lettori rende superfluo che Apollonio si faccia qui rozzamente esplicito, in proposito. 
Seguono, naturalmente, le speculazioni con cui il pezzo continua. Soprattutto segue il racconto delle speculazioni economiche consentite da tale estenuato permanere nell'adolescenza. Ed è autentico, di conseguenza, il tocco fornito dalla paradossale presenza istituzionale della ministra dell'Istruzione alla manifestazione di cui è infine questione. Certo, tale presenza dice anche e ancora una volta di una temperie incapace di tenere distinto il sacro dal profano (non è liquida, del resto, la società d'oggi?). L'insieme disegna (consapevolmente?) il dettaglio di un quadro. E il quadro ha per soggetto il prolungato soggiorno nazionale nel paese dei balocchi. Come tutti i soggiorni del genere, è difficile escludere esso abbia una fine ingloriosa, a volerla dire eufemisticamente.   
Insomma, la realtà supera regolarmente la fantasia, anche quella di un Collodi. Ma, per farsi superare, la fantasia è sempre in largo anticipo e dice per quale aspetto, tra i tanti possibili, la realtà finirà per superarla: di norma, sono gli aspetti più ridicoli.

9 marzo 2017

A frusto a frusto (113)





Moraleggiando, la si chiama ingratitudine. La memoria umana è però limitata e tutto, proprio tutto, come si fa a tenerlo a mente? Interviene quindi salvifico il momento di una selezione. Forse inconsapevole. In ogni caso inappuntabilmente calibrata. 

6 marzo 2017

Cronache dal demo di Colono (53): Il declino dell'italiano

Istat: Italiani più vecchi e in calo: ecco la constatazione che non si trova nelle geremiadi sul declino dell'italiano. Invece vi dovrebbe figurare e come principale. 
Il numero di parlanti italiani la cui espressione è o sarà presto lambita dai guasti dell'età è ormai imponente. E sui cento sotto i quattordici anni, eventualmente sgrammaticati, incombe il peso dei più di centosessanta avviati più o meno rapidamente verso un'espressione senilmente demente.
A confronto, accenti e apostrofi giusti, congiuntivi ineccepibili, impeccabili cascate di subordinate e tutta la panoplia dell'eleganza e del garbo che, tra i giovani, si presumono (e forse sono) perduti sono quisquilie: credano ad Apollonio i suoi due fedeli lettori. 
In funzione di tali quisquilie, capita del resto si diletti a indignarsi (e pour cause) una parte della nazione già in grave sospetto di decrepitezza e, quanto alle cose che contano sul serio, ineluttabilmente la meno determinante. 
Non sarà da essa, infatti, né dai suoi estenuati spiriti che la viva espressione italiana del futuro prenderà la forza e lo slancio per continuare a esistere, se mai li prenderà.