14 marzo 2018

L'impulso di scrivere

Anche a una persona per bene, oggi, può capitare di sentire l'impulso di scrivere e di farlo transitivamente, per dirla con Barthes.
Se non si tratta di disturbo grave, per farglielo passare, basta in genere mandarla in libreria, in una di quelle grandi e colorate, ma ormai va bene anche una piccola, perché, come si sa, non è la dimensione che conta e, grande o piccola, l'importante è il Klang
Se il disturbo persiste, efficace può rivelarsi la partecipazione a presentazioni di libri o (come farmaco più forte, da assumere con cautela) a festival o fiere cui libri e scrittura fanno da pretesto: l'esposizione diretta a scrittrici, scrittori, scienziate, scienziati, complessivamente, a intellettuali è di solito risolutiva.
Per i casi più resistenti e difficili, si può infine ricorrere all'iscrizione a uno o più corsi di scrittura (creativa).
Se, anche dopo tale misura, il soggetto continua a provare l'impulso di scrivere transitivamente, immagina di avere un suo libro in quelle librerie, sogna di avere parte attiva in un festival e già si vede docente in uno di quei corsi, si può con serenità concludere che l'impulso è solo banale sintomo di una malattia ben più grave.
Senza che ciò escluda il possesso di qualità (fascino maliardo, per esempio, e naturale predisposizione all'imbonimento), non si tratta in effetti di una persona per bene. Per tale morbo non c'è cura e guarirne è impossibile.

1 commento:

Luigi Grazioli ha detto...

Eh, lo so, caro Nunzio...
Uno fa di tutto, poi il guaio ritorna.
Allora scrive a qualche complice o lo va a trovare, e la compagnia per un po' gli fa credere di essere un brav'uomo.
Illuso!