28 luglio 2018

Lingua loro (38): "Mister italiano"

"Mister italiano": l'illustre designato ne avrà certamente sorriso. Lo sa di spirito gioviale Apollonio, che, attardato, s'imbatte solo oggi nell'esilarante notizia che lo riguarda. 
Come nomignolo mediatico per indicare l'allievo di Arrigo Castellani, "Mister italiano" va tuttavia al di là d'ogni immaginazione, per chi conserva un ricordo anche distante di quel leggendario maestro. La cronaca è crudele con le sacre memorie, talvolta più della storia.
Quanto all'"invasione di termini aglo-americani", "Morbus anglicus" è il titolo di un memorabile intervento di Castellani del 1987. Egli vi esponeva ordinatamente indirizzi e preferenze che erano peraltro già celebri per via di suoi precedenti interventi pubblici in proposito, ma anche per tradizione orale, fuori della sua più stretta cerchia accademica. Avvicinandosi agli studi linguistici in anni in cui valeva ancora la pena di farlo (oltre a Castellani, non mancavano nell'ambiente personalità di rilievo), non c'era nessuno che non avesse sentito raccontare del suo favoloso guisco. Non sono da meno bitto, ginsi, briggio, bluffo, bumerango, bosso, buldogo, bunchero e tutti gli altri rimasti, ahinoi, solo immaginari.
È noto però (o almeno dovrebbe esserlo) che il mondo cambia al di là dell'immaginazione e "al di là" può naturalmente valere anche "al di sotto". Se non fosse così, se per altezza o per estensione il cambiamento del mondo fosse immaginabile, non sarebbe, a ben vedere, cambiamento autentico. E quel "mister" affibbiato oggi all'allievo di Castellani, in modo così inconsapevolmente feroce con la buonanima, è solo una delle tante "crepe nei muri" attraverso le quali s'intravede (ohibò!) il mistero.  


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