1 marzo 2009

4 marzo 1943

"...per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino" cantava Lucio Dalla, fresco di gioventù, dal palco del Teatro Ariston di Sanremo quaranta anni fa. E non cantò "...per i ladri e le puttane io sono Gesù Bambino". Così gli imponeva la bigotta TV di allora. Apollonio è lungi dal menarne scandalo: se Dalla avesse voluto che non glielo si imponesse, bastava che andasse via e rinunciasse agli agi che gli son venuti dall'esserselo fatto imporre. Tutto ha un prezzo nella vita: la libertà, quello più caro. Ma stava poi in quel verso la libertà? Qualche sera fa, carico d'anni e di successi, perciò libero nel mondo libero di adesso, lo stesso Lucio Dalla, dallo stesso palco, ha celebrativamente cantato in TV "...per i ladri e le puttane io son Gesù Bambino". Mentre lo faceva, aveva l'aria di chi sta finalmente rivendicando la sua libertà, la libertà di tutti di dire cose del genere in TV. Ma le parole, come s'è già ricordato su questo blog, non hanno sempre lo stesso valore e, oggi, dal palco dell'Ariston, cantare quella canzone come fu cantata nello stesso luogo quaranta anni fa avrebbe suonato certo più elegante e filologicamente corretto, forse anche più sottilmente scandaloso del cantarla col verso dei ladri e delle puttane allora censurato. Ma si tratta in fondo solo di un peregrino esempio di una verità che Apollonio sente che si applica anzitutto a se stesso. Dentro ogni essere umano sta acquattato un tremendo nemico. Se non si ha la sfortuna di morire giovani, ingaggiare una lotta senza tregua contro tale nemico è una delle responsabilità più pesanti dell'età che avanza e che è di crescente debolezza (soprattutto con se medesimi). E che tende di conseguenza a rifuggire alla responsabilità (soprattutto verso se medesimi). Ne segue che alfine e nella stragrande maggioranza dei casi quel nemico celebra i suoi trionfi e porta a giro, come trofei, i capi mozzi sui peraltro avvizziti corpi decapitati di gente che un dì parve pure avere una testa e parve, per brevi momenti, saperla adoperare.
La vecchiaia: supplementare pena cui è condannato chi non ha scontato quella tremenda di morir giovane, usufruendo però così dei vantaggi del rito abbreviato.

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