22 novembre 2011

Tira un'aria di rigore

"Il confronto a tutto campo tra i diversi schieramenti riprenderà appena la parola tornerà ai cittadini per l'elezione di un nuovo Parlamento". Sono (pare, verbatim) espressioni che vengono da chi oggi copre la più alta carica istituzionale della Repubblica italiana. 
In questo frustolo (di post, Apollonio dichiara di averne abbastanza) non ricorrono in virtù della loro portata politica. Essa è certo molto rilevante ma, sul tema, chi scrive non saprebbe proprio cosa dire, visto che non sa neppure cosa pensare. 
A colpire la fantasia di Apollonio, sono invece due dettagli linguistici. Il primo è l'uso, in funzione attributiva, dell'aggettivo composto a tutto campo. Hai voglia d'esecrare, come s'era soliti fare tra politici raffinati e intellettuali di supporto, la volgarità di una celebre "discesa in campo" di qualche anno fa! A frequentare lo zoppo, s'impara a zoppicare? Forse. Più ragionevolmente, c'è da ipotizzare che lo zoppo sia stato solo colui che, prima di altri, aveva intuito quale fosse l'andazzo. E l'andazzo inclinava verso lo zoppicare.  Comunque sia andata, la metafora sportiva del "campo" s'è evidentemente banalizzata. La figura è già catacresi. La sua volgarità "è tra noi", ormai. E compare pacificamente nelle dichiarazioni e nei comunicati ufficiali, stilisticamente accreditata (o, come si dice adesso, "sdoganata") da una fonte che non potrebbe essere più autorevole.
C'è poi quel riprenderà, in collegamento predicativo, appunto, con "il confronto a tutto campo". In un frustolo come il presente, sarebbe ozioso diffondersi sul concetto di presupposizione. Basterà osservare che la sospensione del "confronto a tutto campo" è semplicemente presupposta da chi dice riprenderà in quel contesto. Nulla potrà mai riprendere ad esistere, infatti, che non si trovi soggetto a una sospensione d'esistenza. 
Qui giunto, Apollonio ha però il sospetto di avere forse oltrepassato le linee dello sterrato campetto di periferia in cui passa oziosamente il suo tempo a palleggiare con le parole. Prega di conseguenza i suoi cinque lettori di non sollecitarlo in proposito con commenti (che, rivolti a lui, sarebbero a sproposito). Consiglia loro di rivolgersi ai dotti delle discipline morali (ivi comprese le politiche). 
Da essi potranno essere illuminati sui significati, nella teoria e nella prassi della democrazia, se non di eventuali sospensioni del confronto politico, di sue limitazioni a zone del "campo" che escludano (ohibò!) l'area di rigore, con le decisioni sul relativo tiro.

2 commenti:

Vito Lucio Maria ha detto...

Non posso fare a meno d’associare l'immagine dello sterrato campetto di periferia qui evocata all'analogo luogo in Bauru, Brasile, dove Edson Arantes do Nascimento, detto Pelè, da bambino calciava stracci legati da cordicelle con qualche amico. Con pari compulsività mi viene in mente che tesori di pensiero e di bellezza ci sono pervenuti grazie a frustoli di rotoli papiracei.
Nessuna sollecitazione per Apollonio, solo constatazioni da cui la speranza che ci sia consentito di fruirne per lungo tempo ancora.

Apollonio Discolo ha detto...

Lasciamo Pelè al suo continente, dotto e gentile Lettore (ah, l'America!). Già sarebbe troppo Furino e la sua autentica vita da mediano (altro che l'Oriali del Ligabue...).
Quanto al resto, Apollonio, pronunciando formule apotropaiche, si associa entusiasta.