24 settembre 2012

"...agli uomini preferisco le macchine"

A dirlo ad Apollonio, e con una sfumatura di sufficienza, è un più giovane collega del suo sparuto e ormai attempato alter ego mondano. Occasione: la celebrazione d'uno dei riti valutativi che marcano periodicamente la vita universitaria.  
"Umana," - era venuto fatto ad Apollonio di sussurrare, meditando fra sé e sé, in un momento di pausa del rito - "l'università, in fondo, è cosa umana". 
E quello, còlto, lui solo, il sussurro: "Ma non dovrebbe esserlo e a me piacerebbe che non lo fosse perché agli uomini preferisco le macchine".
Come se le macchine non fossero (e sempre) esseri umani camuffati. Come se molti esseri umani non fossero (spesso) macchine camuffate: quindi, esseri umani doppiamente e più che doppiamente camuffati.
Apollonio sospende a quel punto ogni sussurro. "Pover'uomo," - pensa - "anzi, povera macchina".

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