23 agosto 2016

Linguistica da strapazzo (44): L'"Isola di Sicilia" e il maestro "Topolino"


Isola, la Sicilia lo è per antonomasia. Della circostanza culturale (la materiale ne è un accessorio, per quanto indispensabile), folle di siciliani (più o meno illustri) e qualche "continentale" hanno peraltro fatto e continuano a fare un topos metaforico, talvolta come giustificazione di autentiche nefandezze. 
Il nesso isola di Sicilia è tuttavia una rarità testuale, fuori del contesto discorsivo di una descrizione geografica. Ne fornisce un'attestazione inopinata e straniante, quindi da mettere forse anche in conto della funzione poetica, la copertina di questo fascicolo di Topolino. 
Ai redattori del settimanale, l'evidenza iconica, da un lato, e la celebrità del nudo nome proprio, dall'altro, non devono essere parse sufficienti. Hanno così ritenuto di mettere in chiaro che Sicilia, da buon nome proprio, non è sostanza. Ben che vada, è qualità, per giunta solo metalinguistica. La sostanza sta nel nome comune: isola come tante, la Sicilia, e, come tante, bisognosa del suo "complemento di denominazione".
C'è più di un filo di pedanteria grammaticale e di ridondanza didattica in una sortita del genere: è del resto ben noto che la vecchia testata sia stata da sempre animata da intenti educativi. Così usava un dì, per la stampa destinata d'elezione alla gioventù.  

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