21 dicembre 2017

Come cambiano le lingue (18): "Antologia"

"Torniamo a trovare Milo De Angelis nella sua casa di Milano per parlare della sua antologia Tutte le poesie 1969-2015 pubblicata da Mondadori nella collana Lo specchio": esordisce così Oreste Bossini aprendo l'intervista radiofonica al poeta, andata in onda la sera del 18 dicembre 2017 sul terzo canale dell'azienda radiotelevisiva pubblica italiana. Dopo un breve saluto di De Angelis, l'intervistatore precisa: "Dunque, questa è una raccolta di tutto il lavoro poetico di Milo De Angelis". E in chiusura della trasmissione: “Grazie a Milo De Angelis per questa ricca e aperta conversazione che prendeva spunto dalla pubblicazione di questa antologia completa di Tutte le poesie 1969-2015 pubblicata da Mondadori nella collana Lo specchio”.
C'era e c'è ancora in antologia (a credere ai dizionari correnti) una connotazione di 'scelta' e, in modo complementare, una di 'lasciar qualcosa da canto', in linea di principio, semanticamente incompatibili con l'idea di completezza e di raccolta esauriente. 
Ecco, per es., quanto scrive alla relativa voce un'opera che si vuole vicina alla lingua viva come il Grande dizionario italiano dell'uso, ideato e diretto da Tullio De Mauro: "raccolta di passi scelti di uno o più scrittori" e naturalmente "il volume che contiene tale raccolta", proponendo come sinonimi crestomazia, florilegio, silloge e non mancando di dare conto dell'etimo: "dal gr. anthología propr. "raccolta di fiori", comp. di antho- e del tema di légō "raccolgo".
I passi citati in esordio informano che, dopo qualche secolo di stabilità, antologia sta cedendo sul versante del significato. Dicono che, anche tra le persone di cultura (come sono senza ombra di dubbio le sopra menzionate), l'etimo non le fa più da àncora: deve avere infatti smesso d'essere trasparente. Si affacciano i segni d'una deriva orientata ad adeguare il significato alla cruda materialità dell'oggetto designato. Nel caso delle antologie, di norma, un volume con un gran numero di pagine. Un librone, insomma, come è presumibilmente quello che raccoglie tutta la produzione in versi del noto poeta milanese e che, per tale ragione è diventato un'antologia, senza riguardo al fatto che, a credere a quanto ne viene detto, non si tratta di una scelta. 


2 commenti:

Pasquale D'Ascola ha detto...

Guardi Apollonio, in un lampo m'è tornato alla mente Paolo Grassi, suppongo lei sappia per età se non per ambiti o interessi.
Ricordo insomma che rammentando in certa occasione i suoi anni di guerra mi disse:" E lì tra i sacchetti di sabbia della postazione antiaerea io leggevo Bertolt Brecht, Gesammelte Werke".
Le m'intende

Apollonio Discolo ha detto...

Apollonio spera di intenderLa, gentile Collega Blogger, e grazie per il significativo ricordo. Conta d'altra parte Lei sorrida con lui se, in proposito e con il massimo rispetto per la grande figura di intellettuale, gli si affaccia allo spirito un pensiero discolo: non possono essere sempre tempi di buoi Grassi.