25 settembre 2013

Linguistica candida (6): Ombra e luce sul Lago Lemano

Non c'è essere umano che non nasca linguista: fuori degli accidenti, in breve tempo, per via della predisposizione a analisi e sintesi implicite della sua esperienza, è non solo in grado di cogliere le pertinenze, le relazioni e le differenze che fanno una lingua ma anche di maneggiarle a suo modo (c'è chi ha detto "creativamente"). È anche in grado (cosa di norma sottaciuta) di esprimersi  al loro riguardo, di esprimersi sulla lingua; non necessariamente in modo manifesto, anzi raramente in modo manifesto: nel suo foro interiore.
A una disciplina consacrata alla lingua forse toccherebbe allora solo d'assecondare le poche, tra tali creature, inspiegabilmente destinate alla preservazione, come talento, dell'universale facoltà. Preservarle sulla via di una consapevolezza nutrita da una dottrina ampia ma mite: niente linguista, insomma, sans locuteur
Sans locuteur, niente linguista di qualsiasi lingua, si badi bene: nemmeno della solo ipotizzata (o forse solo immaginata) e preistorica dal mito della quale una guisa della disciplina è sorta ed è stata ispirata. Sta lì d'altra parte la vera difficoltà di simili studi: nello sforzo, nutrito di competenze filologiche (fin dove queste possono spingersi), di farsi (o di restare) locuteur anche d'una fantasia. Per proporsi come credibile, questa deve avere, persino nel poco che si riesce a immaginarne, i caratteri pertinenti dell'espressione umana e non quelli fantasmatici di una cruda applicazione di etichette terminologiche. 
Sul Lago Lemano si proietta l'ombra di un gigantesco picco del nascente Moderno: Jean-Jacques Rousseau. E solo la spezzata esplosione (o implosione?) di un baleno della tempesta del Moderno maturo, Ferdinand de Saussure, vi ha gettato, sul tema, raggi di luce incerta. Procedere sulle rette di quei raggi, senza perdersi in un'ombra di cui è peraltro impossibile negare l'esistenza: ecco quanto prova a fare Apollonio. E, gli riesca o no, spera (o s'illude) di non fraintendersi e di non essere frainteso.

[Alla perplessità d'un amico che è tale per generosa xenofilia]   

1 commento:

Vito Lucio Maria ha detto...

La chiarezza è dote d'Apollonio, condivisa dal suo alter ego; viste le asperità estreme e le complessità fra cui si muove, si capisce che si tratta di faticata chiarezza.