19 novembre 2013

Dall'ultimo banco, il buon Nando (4)

Il buon Nando, con la scusa dei suoi studi di linguistica, eterni e sfortunati (necessariamente sfortunati, per chi lo conosce), chiama ancora una volta Apollonio.
In un'enciclopedia di recente sortita e consigliata in classe dal docente, gli è capitato di leggere che "solo alcuni verbi italiani hanno tutti e tre i valori della diatesi [...] attivo: l'atleta in terza corsia ha abbattuto il record olimpico [...] passivo: l'edificio pericolante verrà abbattuto [...] medio: sulla zona si è abbattuto un temporale".
Diatesi, dice, lui non pretende di sapere cosa sia. Quella è roba da primi della classe. Medio, poi, sarà certo una delle sofisticherie di cui i grammatici riempiono le loro chiacchiere. Ma verbo, vivaddio, verbo... Se l'atleta in terza corsia ha abbattuto il record olimpicol'edificio pericolante verrà abbattuto e sulla zona si è abbattuto un temporale sono tre esempi dello stesso verbo, lui, cosa un verbo sia, evidentemente non l'ha mai capito.
I record olimpici e gli edifici pericolanti si abbattono come si abbattono i temporali? Gli uni, gli altri e i temporali, poi, si abbattono come si è abbattuto lui medesimo con quella lettura? Essa l'abbatte, continua balbettando, e lui ne viene abbattuto. Ma se si è abbattuta, come un malanno, sulla sua già misera autostima, chi l'ha abbattuta? Perché, del resto, non c'è nessuno che abbatta temporali, tempeste, uragani in modo tale che temporali, tempeste e uragani, come è loro uso malandrino, poi si abbattano. O no? E quando si abbattono, quelli, poi, non si abbattono per nulla. O perlomeno non si abbattono come si sta abbattendo lui. No, anzi (si corregge, dietro le proteste del suo frastornato interlocutore), si abbattono proprio come si sta abbattendo lui, con la sua telefonata, sulla fin lì tranquilla serata di Apollonio.
Insomma, che diamine sia la diatesi non lo sa e non vuole saperlo: c'è gente che gonfia i suoi libri con paroloni del genere, libri che, dopo essere stati gonfiati dai paroloni, si gonfiano anche dei sospiri sconsolati degli asini come lui che devono studiarli. Che adesso qualcuno gli spieghi però, conclude perentorio, cosa è un verbo. 
Apollonio è un linguista da strapazzo: cosa può dire a Nando? Mal disposto e stordito dai suoi sciocchi arzigogoli, per liberarsene, riesce così solo a rivolgergli qualche accento consolatorio: "Dai, Nando, non far così. Chi vuoi ti spieghi cosa sia un verbo. Sai come sono i libri di grammatica. Questo, poi, ha una bella copertina cartonata e l'editore non potrebbe essere più autorevole. Se ci sta scritto così, sarà così. Abbattereun verbo, sì, certo: il medesimo verbo, con tre diatesi (che il diavolo se le porti, le diatesi!). Cosa vuoi provare a capire: è la lingua dei linguisti. Puoi solo fartene una ragione".

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Come non essere addolorata per i tormenti grammaticali di un allievo così devoto? Perciò non mi si taccia di insensibilità temporalesca se trovo queste sue (e Sue) diatesi deliziosamente lievi e diafane come diatomee nell'acquitrino di un verbo mai abbastanza verboso. Il che peraltro significa che se c'è una cosa (cosa?) che non potrò mai farmi riguardo ad esso è proprio una "ragione". O misura che dir si voglia.
Sua Licia.

Anonimo ha detto...

Nell'eterna contesa tra fuffa e nulla, mi pregio di inserire un'errata corrige riguardo un mio precedente commento assente, fuorché nella mia quanto mai labile memoria: si legga "non mi si tacci" invece che "non mi si taccia".
E' un sollievo comunque constatare la lealtà della notte buona consigliera e dei proverbi che, provvidenzialmente, ce lo rammentano. Tutto sta nel riuscire a trascorrerla dormendo, almeno per la sua maggior parte. (Nemmeno va sottovalutato l'apporto consolatorio del congiuntivo, in mancanza di altre connessioni).

Con sincera gratitudine, Sua Licia.

Apollonio Discolo ha detto...

E se fosse un (deliziosamente involontario) invito a non tacerle alcunché, quanto all'insensibilità temporalesca, insonne Lettrice? Il congiuntivo è proteiforme, come l'irrealtà cui le sue forme dànno appunto quella parvenza di tangibilità da tacciare di qualcosa. È Apollonio, come vede, a doverLe gratitudine.