26 agosto 2014

"Si sceccu"...

dice un ragazzo a un suo coetaneo, con altri in capannello. Apollonio si trova a passare per caso da lì e l'espressione giunge al suo orecchio. Non la sentiva da anni e - complice un'età ormai pericolosa per i sentimenti (ma non solo) - s'intenerisce. 
Era il più comune insulto nella comunità linguistica della sua infanzia. E l'asino, del resto, era nella medesima comunità tra gli animali più comuni. 
Vi circolavano più asini che cani, infatti. E nel dilagare progressivo e ormai incontrollabile del cane, tra le bestie di cui si circondano gli umani, e nella prima lenta e adesso verticale scomparsa dell'asino, c'è forse più d'un dato socio-economico, peraltro banale e trasparente. Ci sono, riconoscibili a chi ha occhi per vedere, i tratti d'una antropologia e d'una deriva culturale, che ha tra i suoi caratteri un innalzamento del livello generale dell'arroganza e di una stupidità supponente.
"Si sceccu" era e resta insulto affettuoso: un'alterità, quella dello sceccu, al tempo stesso irriducibile e solidale, quando trasferita, per figura, a un umano. Una non-umanità umanissima, del resto, come è appunto la stupidità che Musil avrebbe definito "luminosa": quella di tutti, la condivisa, l'egualitaria, che meglio si manifesta in purezza, tuttavia, nei destinati dal tocco del dio.

2 commenti:

Vito Lucio Maria ha detto...

... che bello e quanto necessario, Apollonio ...

Apollonio Discolo ha detto...

Bello e necessario, per Apollonio, è l'affetto che, come si fa con un vecchio amico, gli riservano le sue pregiate Lettrici, i suoi scelti Lettori, all'altezza delle quali e dei quali prova (lo sa, con esiti ineguali) a rimanere.