13 novembre 2014

Cronache dal demo di Colono (27): Il giovane favoloso

Uso accorto di mezzi tecnici e di ripresa, rigida e inclemente autodisciplina dell'interprete principale (costretto, per esigenze del ruolo, a muoversi sulle ginocchia, come se lo facesse sui piedi), scenografia e costumi da Oscar, gran lavoro di regia, senza giungere per questo a essere un capolavoro: è Moulin Rouge, un film di John Huston del 1952. Vi si narra di Henri de Toulouse-Lautrec e la pellicola, di produzione britannica, vanta anche un ruolo minuscolo e di riflesso nella storia della cultura letteraria italiana. 
Fu dopo aver visto Moulin Rouge in una sala cinematografica palermitana, appunto nei primi anni Cinquanta del secolo scorso, che a un non meglio precisato professore d'università, impressionato dalla vicenda umana del protagonista e stupefatto dalla relativa narrazione per immagini, venne fatto di chiedere a Giuseppe Tomasi di Lampedusa, incontrando il principe al caffè, se, "lui che sapeva tutto", poteva risolvere il dubbio che gli si era formato nello spirito: un pittore francese come quello che il film presentava era mai realmente esistito o non si trattava piuttosto di un personaggio di pura fantasia?
L'aneddoto meritò d'essere riferito anni dopo da un testimone, il giovane Francesco Orlando, per la sua inopinata e sardonica conclusione. Scrive appunto Orlando che, alla richiesta del professore, Lampedusa replicò imprevedibilmente che, incapace di rispondere su due piedi, avrebbe fatto opportune ricerche, a casa, nella sua fornita biblioteca, promettendo di sciogliere il dubbio del suo interlocutore il giorno seguente. Il giorno seguente lo sciolse, in effetti, ma in modo ancora più inatteso: il film, disse il principe al professore, aveva per protagonista un personaggio fantastico; d'un pittore francese con quel nome e con quei caratteri, fisici e morali, nei suoi libri non aveva infatti trovato traccia. E alla domanda di una spiegazione della sbalorditiva risposta fattagli dai suoi giovani amici presenti aveva in séguito e privatamente opposto la sua massima forse più ferocemente gattopardesca: "Bisogna sempre lasciare gli altri nei propri errori".
Qualche giorno fa, Apollonio è andato a vedere Il giovane favoloso, pellicola recente con cui il regista napoletano Mario Martone ha raccontato la vita di un tal Giacomo Leopardi, che nell'opera figura, "giovane favoloso", appunto, come scrittore e poeta italiano dell'Ottocento. 
Dalla sala, Apollonio è uscito divertito: molto spasso gli ha fornito, tra l'altro, la quasi costante espressione da "impunito" del bel ragazzo che vi fa da primattore, quale essa è peraltro testimoniata dall'immagine affiancata. Il film ostenta toni gravi e risentiti, ovviamente. Qui e lì, addirittura, pedanteggia: pare sia destinato, d'altra parte, alle scolaresche, che sono appunto condotte alle sue proiezioni da solerti docenti. Si capisce rapidamente tuttavia che, come parecchia altra produzione nazionale del momento, si tratta di roba messa su alla bell'e meglio, facendo economie non solo sui mezzi materiali (e ciò, naturalmente, è esente da biasimo) ma anche e soprattutto su quelli morali, un dì tradizionalmente larghi nella produzione cinematografica italiana. 
Conclusione: nello spirito di Apollonio, dietro il divertimento per lo spettacolo gioiosamente pedestre, è nato un dubbio. Questo tal ed implausibile Giacomo Leopardi, scrittore e poeta di Recanati, di cui narra il film di Martone, è realmente esistito o si tratta d'una figura che, come pare ammettere il titolo dell'opera, è solo di favolistica e forse non ben controllata fantasia? 
Apollonio non ha però a disposizione, nei caffè che frequenta, un principe che "sappia tutto" cui rivolgere richiesta d'opportuna illuminazione. L'indirizza così ai suoi cinque lettori, conoscendoli benevoli nei suoi confronti e clementi con le sue manchevolezze. Chissà che non ci sia tra loro un principe o una principessa che, senza saper tutto, ma sapendo certamente abbastanza, possano aiutarlo a sciogliere il dilemma.  

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Il professore universitario chiede, non asserisce. Dov'è allora l'errore? L'aneddoto regge?

Apollonio Discolo ha detto...

Ad Apollonio pare di sì, sottile Lettore o Lettrice senza nome, e lo stato di errore, cui il principe si riferì, è appunto quello da cui germoglia la domanda. Non un errore come evento, quindi, meritevole di un segno rosso o blu (come ad Apollonio pare Lei ricerchi, perché i conti Le tornino), ma un errore come condizione (umana).
Forse Apollonio è in errore, però, e con Giorgio Caproni, contro Lampedusa, Le dirà, in conclusione: "Lasciateci qua. Contenti".

Pasquale D'Ascola ha detto...

Non ho visto caro Apollonio il giovane favoloso da nessun parte, non vivo. Ma il cinema italiano, cui lei accenna, ricco di mezzi morali e non solo, di immaginazione e inventiva, è finito da un pezzo in mani artrosiche. E dunque non stupirsi e assumere il gesto del principe è d'uopo. Take care.
Pas.

Apollonio Discolo ha detto...

Dice così, stimato Lettore e caro Collega blogger? Ma, come Lei sa, Apollonio è un ottimista - altrimenti, che scriverebbe a fare le sue sciocchezze - e non vede mai la notte così nera da perder la speranza di trovare qualcosa che, come dice la chiusa delle Città invisibili (vede appunto: invisibili), valga la pena, senza magari crederci troppo, di proteggere e di conservare. Per chi (potrebbe pure capitare) cercherà qualcosa nelle tenebre che, dopo le passate e le presenti, saranno sempre a venire. E, all'ipotetico ritrovamento, in quelle tenebre, sorriderà.