22 aprile 2016

Per una critica del discorso disamorato (1): l'impersonale

Non ha funzionato: quanti amori naturalmente già finiti portano sulla loro pietra tombale un simile, corrivo epitaffio? 
Eppure, i dizionari non hanno ancora registrato (e chissà se mai lo faranno) l'uso di funzionare che vi compare. Così comune, così lampante, così perentorio. E sono proprio quei dizionari che, anno dopo anno, fanno invece a gara nell'infiorare il loro lemmario, millesimato, con invenzioni estemporanee e spesso effimere: specchietti per le allodole.
Le grammatiche, allora? Nemmeno. La lista canonica dei "verbi impersonali", di funzionare non porta traccia. Che poi, per essere precisi, impersonali sono ovviamente le proposizioni dove i verbi eventualmente ricorrono, non i verbi. E Non ha funzionato è appunto una proposizione impersonale. Un caso esemplare per cogliere, anche intuitivamente, cos'è sintatticamente l'impersonalità. Forse migliore, per la bisogna, e certo non peggiore di Grandina, Fa freddo, Si fa buio.
Perfetta, Non ha funzionato, anche per illustrare la pragmatica dell'impersonalità. Gli amori che finiscono sono infatti condizione di osservazione sperimentale appropriatissima, per intendere gli usi discorsivi delle proposizioni impersonali.
E dal momento che nel contrasto si stagliano meglio i valori, dal momento che non c'è valore che non sia differenziale e che non sorga da un'opposizione, vale sempre la pena, a chi vuol farsi ricercatore o ricercatrice del fenomeno, di registrare il decisivo ruolo che le persone (qui si intende, naturalmente, le persone grammaticali) giocano invece nel discorso della fase incoativa e di quella piena degli amori. Il discorso amoroso fa vorticoso ricorso alla persona. Io tu vi pullulano e vi si intrecciano nel frequentissimo ricorrere di noi inclusivi. Del resto, in tutta la sua ideale semplicità, sta il paradigmatico Io ti amo.
Più degnamente di ogni altra divinità, Eros meriterebbe invece di apparire lui in quelle forme impersonali di amare che mai a nessuno verrà fatto di proferire. Sornione, egli si cela e lascia che le sue felici vittime indossino le persone grammaticali che illudono chi le indossa d'essere persone: io e tu. Le persone: appunto, le maschere. Quando Eros se ne va, le maschere cadono e coloro che le hanno indossate stanno lì, nella loro invereconda nudità. Provano a nascondersi. Le soccorre la cortina dell'impersonalità: Non ha funzionato. Ma la cortina è impudicamente trasparente: vi si vede attraverso.
C'è un declivio tra Io ti amo e Non ha funzionato e la distanza è perfettamente misurabile. Il discorso amoroso vi scivola. Si fa discorso disamorato.

3 commenti:

Luca Tassinari ha detto...

Ho un dubbio: mentre in frasi come "grandina" o "fa freddo" non vedo e non riesco a immaginare alcun soggetto, per "non ha funzionato" posso pensare a un soggetto non espresso: la storia d'amore, il fidanzamento, il matrimonio, secondo lo stato di avanzamento del rapporto amoroso.

Il dubbio è questo: perché una proposizione sia impersonale è sufficiente omettere il soggetto o è necessario che il soggetto non esista proprio? Grazie per il post e anche per il dubbio.

Apollonio Discolo ha detto...

Dubbio legittimo, gentile Lettore. Ma il soggetto (come funzione sintattica) c'è sempre. Nella lingua di tutti i giorni, la cosa ne sarebbe un'ideale manifestazione, per il caso in esame: "...sai, la cosa non ha funzionato". Una sorta di fantoccio che starebbe lì ad assicurare alla proposizione un aspetto ordinato e consueto, senza impegnare funzionare nell'intimo rapporto che una predicazione intrattiene con un suo argomento. Quanto al resto, restando al dato linguistico, nelle Nuvole di Aristofane, "Zeus non esiste", afferma Socrate, da filosofo. E, di rimando, il contadino Strepsiade: "Ma che dici? E allora chi piove?". Che sia solo questione di fantasia?

Luca Tassinari ha detto...

E grazie anche per la risposta, che mi aiuta a inquadrare meglio il dubbio.