4 maggio 2011

Funzione

"Quoi qu'il en soit, Mauss aurait probablement rencontré certaines difficultés à pousser plus avant l'élaboration du système [...]. Mais il ne lui aurait certes pas donné la forme régressive qu'il devait recevoir de Malinowski, pour qui la notion de fonction, conçue par Mauss à l'exemple de l'algèbre, c'est-à-dire impliquant que les valeurs sociales sont connaissables en fonction les unes des autres, se transforme dans le sens d'un empirisme naïf, pour ne plus désigner que le service pratique rendu à la société par ses coutumes et ses institutions. Là où Mauss envisageait un rapport constant entre des phénomènes, où se trouve leur explication, Malinowski se demande seulement à quoi ils servent, pour leur chercher une justification. Cette position du problème anéantit tous les progrès antérieurs, puisqu'elle réintroduit un appareil de postulats sans valeur scientifique".
Parole, dalla lampante chiarezza, di Claude Lévi-Strauss, prese dalla sua Introduction à l'œuvre de Marcel Mauss. Esprimono concetti ben noti e oggi quotidianamente disattesi da folle di ricercatori accanitamente e felicemente impegnati in linguistica e in altre scienze dell'uomo. Apollonio rilegge periodicamente tali parole, per tenerle vive in se medesimo. Per lo stesso uso, le offre ai suoi due lettori. Prima di dire, poniamo, "...il suffisso x ha la funzione di esprimere la persona grammaticale...", e di dirlo senza capire il danno che (si) stanno facendo, si fermino un momento e se le ripetano. Poi, se vogliono, consapevoli della dolorosa ferita all'intelligenza propria e delle cose, vadano pure avanti.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

caro Discolo, quando lo incontri di' da parte mia a Nunzio La Fauci che pochi spostamenti delle letterine del mio alfabetario portano le di lui generalità a comporre l'anagramma "funzion aulica". Né fàtica, né poetica: sarà quando il linguaggio è rivolto alla corte?

Stefano Bartezzaghi

Apollonio Discolo ha detto...

Grazie, caro e segnalato lettore. Glielo riferirò. L'aula che egli frequenta, però, e cui si rivolge (Apollonio lo conosce bene) è una molto meno nobile aula scolastica. Vi ha fin qui trascorso (con la piccola eccezione dei suoi primi cinque anni, nemmeno compiuti) l'intera sua vita. Adattandosi perfino a cambiare di funzione (ciò che mai sua sponte avrebbe fatto) pur di restarci. Di nuovo, quindi, un anagramma svela una verità e lascia balenare il mistero della parola.

Anonimo ha detto...

Esimio Apollonio, ho scoperto oggi l'esistenza sua e del suo blog grazie all'articolo di Bartezzaghi su "Repubblica". Ringrazio Bartezzaghi perché ho scoperto qualcosa che continuerò a leggere. Ringrazio lei perché, tra l'altro, mi conferma con autorevolezza la sensazione appiccicosa provocatami dall'ascolto dell'ancóra di Vecchioni, che ho poi sentito lodare da commentatori che di solito stimo. Mi permette di rubarle la citazione di Von Humboldt per le aule (liceali) dove trascorro larga parte del mio tempo?
Mauro Lena

Apollonio Discolo ha detto...

Caro nuovo lettore, benvenuto. Non ha da chiedere ad Apollonio permessi di sorta (del resto, anche lui ha ripreso da altri la citazione cui si riferisce). Humboldt è una ricchezza cui sarebbe bello si facesse sovente ricorso nelle aule delle scuole di ogni grado e Apollonio si dirà felice se il piccolo frammento La inviterà a rivolgersi alle sue opere per trovare altri motivi di ispirazione.