29 marzo 2013

Libertino, detto Tino, Faussone


È preziosa perla di onomastica letteraria. Si chiama così il protagonista della Chiave a stella di Primo Levi: montatore di storie, oltre che di tralicci, di ponti sospesi e di altre avventurose diavolerie dell'ingegno umano. 
Per le vie velatamente trasparenti di allusione ed etimologia, in tale nome risuona la congiunta menzione di falsità e libertà. Sono valori d'ogni artificio, ivi compreso naturalmente il narrativo. Forse quelli che gli sono più intrinseci. Falsità e libertà: umane. E ambedue incoercibili, ambedue irriverenti, ambedue spalancate sopra usi probi o depravati, ambedue poste, quasi a forzarlo, sul limite della tragicomica finitezza che fa da stoffa della condizione umana. 
L'opera di Levi fa sì la lode dell'operosità, come fu facilmente detto sin dal suo apparire. A partire dal nome proprio del suo protagonista, ammonisce però sulla perenne opinabilità etica di tale operosità e sulla sua continua falsificabilità teoretica. Lo fa senza pedantesca iattanza o moralistica condanna ma con l'aperta simpatia che ispira un uomo, sempre che questo lo sia, almeno libero d'esser falso nella sua forse falsa libertà.


2 commenti:

Anonimo ha detto...

E' stato un portentoso compagno di viaggio (gran navigatore) della mia adolescenza il signor Tino, mi ha aperto varchi e chiuso per sempre porte alle spalle con la sua chiave a stella (gran santo) e, adesso che mi ci fa pensare, mi ha fatto innamorare -- nascosto suggeritore alla Rostand e gran poeta -- anche di mio marito. Insomma un fac-totum della città (rigorosamente invisibile) più che un invidiabile falso d'autore e istigatore di falsi sbilanciamenti verso libertà fittizie e puramente nominali. Del resto con quel gustoso diminutivo, non è affatto escluso che custodisca fino alla fine la più prelibata delle sorprese.
Uh, a proposito di sorprese: cordialissimi auguri di buona Pasqua.
Sua Licia.

Apollonio Discolo ha detto...

Auguri ricambiati, sorprendente Lettrice.