1 ottobre 2013

Cronache dal demo di Colono (17): La lingua fa cassetta

Ci si faccia caso. Oggi, le opere dell'ingegno che, prendendo a pretesto la lingua, mirano a "fare contatti", a "fare ascolti" (e, nella migliore delle ipotesi, a "fare cassetta": quella che si può, ormai, e che pare non sia troppa e forse nemmeno abbastanza) appartengono spesso a una delle tre seguenti categorie:
- gli stucchevoli sentimentalismi;
- le prescrizioni moraleggianti;
- gli spropositi sesquipedali.
Ci sono spie espressive che permettono una facile categorizzazione.
La prima categoria è infatti riconoscibile dal ricorrere di espressioni come "...quante memorie: è una preziosa parola della mia infanzia..." o equivalenti.
La seconda, dal ricorrere di espressioni come "Che orrore, dottor mio! Che scandalo e che decadenza! Bisogna si provveda ancora con buone norme di comportamento" (in variante incattivita, "Dagli al miserabile! Che impari una volta per tutte il rispetto e come ci si conduce!") o equivalenti.
La terza categoria, detta anche del "vediamo chi, in proposito, riesce a spararla più grossa", è caratterizzata dal ricorrere di espressioni come "...ed è così che, come dicono i fatti, dalla notte dei tempi (in alternativa, dal profondo della natura, o del cervello), scaturisce..." o equivalenti.
Grazie al Cielo (e come sempre), anche tra le opere dell'ingegno cui la lingua fa da pretesto per fare cassetta, ci sono le lodevoli eccezioni.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

"Lodevoli eccezioni"? Vuol dire, allora, che sono possibili cambiamenti nel flusso immobile della tradizione Antica, Catalogata e Consolidata?
Se lo dice Lei, debbo crederci. Altrimenti dovrei pensare a un nuovo (!) escamotage per "raccontarsela" ma, in questo caso, è un fatto evidente e chiaro a chiunque che non è possibile: a sbagliare sono io.
Con immutata stima, Sua Licia.

Apollonio Discolo ha detto...

Non necessitano cambiamenti perché le eccezioni ci siano, pungente Lettrice. Ci sono, sempre. Come sempre c'è ciò che le rende eccezioni. Raccontarsela non si può (magari, per passar le serate, talvolta si deve e bisogna perdonarselo). Ma raccontarsela non si può, nemmeno a tinte fosche.