5 marzo 2014

Lingua loro (31): "...ci sta tutto"

Un'espressione che contenga, come lacerto, la sequenza "...ci sta tutto" pare palesemente insistere nell'area di significato della specificazione del rapporto tra un contenuto e un contenitore. Lo può fare con tutto in funzione di soggetto, come per es. in "Nella borsa di Mary Poppins ci sta tutto, proprio tutto". Lo può fare, come per es. in "Nella guaina, il coltello ci sta tutto", con tutto in funzione di complemento predicativo del soggetto: roba dura, con memoria di incubi da studi ginnasiali di grammatica latina. Apollonio sa però i suoi cinque lettori di forti precordi e non si perita di sottoporli a tali improvvidi stress, del resto subito superati.
Costruzioni diverse, infatti, pane per i denti del grammatico formale, ma (come si diceva) chiara e salda semantica da concreto rapporto tra contenuto e contenitore, in ambedue i casi. Così, almeno, fino a qualche tempo fa. 
Oggi, qualcosa è cambiato. Nell'italiano corrente (o dell'andazzo, se si preferisce), sempre più il secondo dei due costrutti, quello della guaina e del coltello, inclina verso il figurato, nelle sue ormai frequentissime ricorrenze.
Regione lessico-sintattica della tracimazione e dell'aprirsi, all'espressione, delle sterminate pianure della metafora su base localista ma tendente all'esistenziale è quella dei predicati psicologici e di sentimento: ne sono emblemi la preoccupazione, l'indignazione, la rabbia, lo stupore ma anche la meraviglia, la sorpresa, il divertimento, la gioia e, proprio in questi ultimi giorni, l'ufficioso, ma autorevole e autentico "orgoglio italiano" per un successo, peraltro annunciato.
Una situazione suggerisce o si vuol fare intendere suggerisca inquietudine? Se ci si vuole esprimere al passo coi tempi, guai a dire "La situazione mi preoccupa molto", "Con una situazione così, c'è da essere parecchio preoccupati" e altre comparabili anticaglie. Bisogna invece si dica "Con una situazione del genere, la preoccupazione ci sta tutta". 
C'erano gioie che un dì erano dette incontenibili. I contenitori d'oggi devono essersi fatti giganteschi se, come capita, si odono (o si leggono nelle reti sociali) espressioni comparabili con "Con risultati del genere, l'euforia generale, capirete, ci sta tutta".
Il linguista da strapazzo osserva allora che, nel passaggio dal letterale a figurato, l'indicazione del contenitore (quella cui allude appunto la particella ci) s'è rarefatta. È trascorsa dal fisico al metafisico. Nell'ordine del metafisico si pone del resto, con il nuovo uso, colui o colei che, così esprimendosi, è tuttavia la sede del sentimento e soffre o gode dello stato psicologico. 
Non "Sono molto arrabbiato" o "Siamo molto orgogliosi", con quei bei soggetti personali in evidenza a prendersi le loro responsabilità soggettive - e quindi sempre integrabili da altri e diversi punti di vista. "La rabbia ci sta tutta", "L'orgoglio ci sta tutto", invece, con lo stato psicologico in primo piano, quasi esso fosse, nel mondo, istanza trascendente e al tempo stesso oggettiva, indiscutibile. 
Ragione per la quale Apollonio nutre il sospetto che, a comprendere dove stia andando la comunità nazionale, con il suo nuovo personale e le sue nuove linee di guida, la consapevolezza dei valori semiotici del dettaglio espressivo sia utile. Che, quanto a esso, se la si vuol dire come adesso appunto usa, "l'interesse ci stia tutto".
Dovrebbe del resto essere sempre così quando, d'improvviso, un'espressione, dal dominio piatto della funzione referenziale, per dirla con Roman Jakobson, passa rapidamente alla sfavillante prevalenza della poetica e dell'emotiva, funzioni d'elezione (come si sa, testimone questo medesimo diario) per il sempre iterato verificarsi della prevalenza del cretino.

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