4 marzo 2014

Numeri (8): Metodi invalsi

Se Apollonio ha capito bene, tra il trenta e il quaranta per cento del campione statistico degli (e delle) adolescenti che frequentano gli istituti professionali dell'Italia meridionale pare non abbia risposto a tono ai quesiti proposti, nel quadro di un'indagine detta PISA (ma è un acronimo: niente da spartire con la città della Torre), per verificare la loro capacità d'intendere un testo in italiano. 
Il testo in questione simulava il fervorino rivolto dalla direttrice del personale ai dipendenti di un'ipotetica azienda sull'opportunità e sulla possibilità di vaccinarsi contro l'influenza. Sempre che Apollonio l'abbia inteso. Egli è infatti sospetto: fu un adolescente meridionale, anzi, insulare, e da un istituto professionale lo tenne lontano soltanto una leggerezza di suo padre, che lo richiese di un parere davanti il fatidico portone, il giorno dell'iscrizione.
La percentuale dei devianti è parsa inquietante. Magari lo è e oltremisura: così dicono importanti personalità pensose dei destini della scuola italiana e della nazione e pronte a mettere al servizio della salvezza di ambedue le loro sofisticate competenze (a qual pro, del resto, le accademie?). 
Qui, sul tema, si è tuttavia per natura ottimisti, come sanno i cinque lettori. Ci si illude perciò che una così alta percentuale testimoni invece l'esistenza di una resistenza, in certe aree della nazione tradizionalmente più radicata che in altre. Una resistenza - fosse anche inconsapevole - alla piattezza di spirito di chi pretende (pretendendo così di avere dei criteri di valutazione oggettivi) che dei e delle quindicenni manifestino interesse per cose talmente insipide e lontane dalla loro vita. Che prendano, di conseguenza, sul serio il gioco sciocco di adulti tanto privi di fantasia da attendersi da loro le risposte contestualmente giuste e non le umanamente vere, riassunte per eufemismo in un "ma cosa volete che ce ne importi, di voi e dei vostri test del cavolo?".

6 commenti:

Vito Lucio Maria ha detto...

E' da constatare con la rassegnazione dovuta alle 'leggi dell'economia', che i costi di produzione della 'oggettività' sono stati abbattuti e quindi ne avremo sempre più copiosamente e sempre più a buon mercato, va da sé di grossolanità proporzionalmente crescente.

Apollonio Discolo ha detto...

Osservazione molto pertinente, profondo Lettore, e sostenuta dalla conversa: l'eventuale produzione di soggettività competenti ma sempre discutibili ha costi proibitivi e, si ritiene, ormai non più sostenibili da una società che, per assetto concettuale, dietro il lusso apparentemente discriminatorio, dietro l'apparente sfarzo dei pochi, inclina per tutti, ma proprio per tutti, alla micragna.

Pasquale D'Ascola ha detto...

MI riesce ormai difficile commentare qualsiasi cosa che tocchi il reale di questo disgraziato paese; è più gratificante infatti stare nel proprio particolare estetico. Alla breve. Come si sa insegno e osservo dei giovinotti, la scarsa educazione che io chiamo estetica e che imputo alla scuola del " fai l'analisi del testo e spiega perchè il poeta". Chiaro che è di adulti privi di fantasia appunto quel tipo di scuola ma è l'unica che c'è ed è molto apprezzata dalla famiglia italiana, che è una e trina. Nel senso che è senza differenze aliena a se medesima oltre che all'arte, se uno ha voglia di guardare. Eccezioni fatte. Il discorso è lungo e non desidero tediare, aggiungo però che non so che diavolo di indagine rivelò, nel 2013, che il 70% di lettori italici alfabeti, senza distinzione, ha difficoltà a decifrare un testo letterario di media difficoltà. Ciò deve essere in qualche misura vero, se si permette ancora di scrivere a Susanna Tamaro.

Apollonio Discolo ha detto...

In tempi calamitosi, non potrebbe essere un gran vantaggio, per la salvezza della letteratura e del suo messaggio necessariamente cifrato, l'inattitudine dei molti a decifrarla? Passare inosservati non sempre è un male. Di norma, anzi, è un bene, per la libertà personale e la serenità dello spirito. Perdoni allora Apollonio, generoso e sovente accigliato Lettore, e non gliene voglia se trova soprattutto comiche cose che a Lei paiono gravi (e, certo, con ragione). Se prova a sorriderne, spettinando prospettive che altrove (e secondo lo spirito scolastico) seguono un'ordinata scriminatura. Lo perdoni poi se ritiene che lui per primo e questo blog sarebbero in grave pericolo se qualcuno, anche animato dalle migliori intenzioni, potesse togliere (o dare) il permesso a chicchessia di scrivere ciò che, nel rispetto del prossimo, gli o le passa per il capo e gli o le detta la sua lingua, brutta o bella che essa sia.

Pasquale D'Ascola ha detto...

Se prova a sorriderne, spettinando prospettive che altrove (e secondo lo spirito scolastico) seguono un'ordinata scriminatura.

Mi perdoni Apollonio ma ho l'animo della tragedia, alcuni mi dicono del melodramma, e non sono lontani dal vero.

Banalmente mi deprime, come molti, il reale. Ma mi sforzo di seguire indicazioni che mi paiono buone e generose come la sua. A presto.

Apollonio Discolo ha detto...

Apollonio è fiero del Suo apprezzamento e spera di continuare a meritarlo.