10 gennaio 2015

Linguistica candida (23): Aneddoto linguistico, su Treccani.it

"Lingua è un dialetto con un esercito e una marina": a chi vada attribuito questo celebre motto non si sa. Si sa che comparve in yiddish, una settantina di anni fa, sotto la penna di Max Weinreich, che non se ne dichiarò tuttavia padre. Lo disse raccolto sulla bocca di un anonimo interlocutore, incontrato tra il pubblico di sue conferenze degli anni Quaranta.
In un intervento in rete per altri versi apocalittico (o, quanto all'evocata morte del pensiero, solo bene informato?), ieri lo si è visto per allusione genericamente attribuito a Noam Chomsky da Diego Marani: "Non dimentichiamo infatti che i dialetti sono lingue, come diceva Chomsky, con l'unica differenza che non hanno un esercito".  
A Chomsky forse perché, come Aristotele nel Medioevo era il Filosofo, Chomsky è oggi il Linguista, per antonomasia, e se c'è un'affermazione che riguarda la lingua, in un modo o in un altro deve essere sua. 
Delizioso, peraltro, l'imperfetto diceva: il linguista del MIT non sarà certamente superstizioso, ma alla luce di una così generosa (per quanto indebita) attribuzione, consigliabile gli sarebbe di certo qualche scongiuro. 
Sia chiaro: si tratta d'una sciocchezza, per giunta minima rispetto alle grandi che capita regolarmente ad Apollonio di propinare ai suoi cinque lettori. Qui, ci si sarebbe così guardati bene dal richiamare su essa la loro attenzione, se a ospitarla non fosse una sede autorevole, dotata senza dubbio d'una redazione di gran peso e valore: Treccani.it L'enciclopedia italiana
Una pagina, come si vede, cui ci si rivolge, di norma fiduciosi, per avere informazioni serie, verificate ed affidabili (come purtroppo non pare la riferita), non uno di quei diariacci in rete - ne è un esempio il presente - tenuti in piedi come si può da uno scalzacane, un po' per celia, un po' per non morire.

[15 gennaio 2015: Una cortese lettrice informa Apollonio che l'intervento in discussione, per il dettaglio qui esposto, ha subito un mutamento. Al posto dell'originale "come diceva Chomsky", adesso vi si legge "è stato detto", passivo senza agente. A illustrare lo scritto, come immaginetta sacra, pare sia rimasta la foto di Chomsky, a questo punto ancora più implausibilmente se non come comica traccia: si vede che, nella menzionata redazione, non s'è fin qui trovato di meglio. Scomparisse in futuro anche quella, Apollonio sarebbe ancora più autorizzato al sospetto d'avere chi lo legge, lì: naturalmente, ne sarebbe oltremodo lusingato.]

2 commenti:

Anonimo ha detto...

L'importante è citare Chomsky.

Apollonio Discolo ha detto...

Evocarlo, Lettore o Lettrice senza nome. L'importante è evocarlo, in funzione apotropaica. Come a volte fa Apollonio con il suo Saussure... Non bisogna mai smettere d'essere linguisti, e linguisti critici. Qui ritorna - mai dimessa, nella pratica espressiva degli esseri umani - la funzione magico-evocativa del nome proprio. Il nuovo testo, col suo "è stato detto", riporta la faccenda tra le voci anonime degli umani normali, in un quotidiano passato composto. Il vecchio con "diceva Chomsky", non a caso all'imperfetto, modo (e non solo tempo) narrativo per eccellenza, la proiettava verso la storia, se non verso il mito. Vede quante cose (e altre ce ne sono) in un simile dettaglio?