13 giugno 2016

Trucioli di critica linguistica (24): Un fiore per Fiorella

"Le parole perdute" è la prima traccia del doppio CD pubblicato or sono quasi due anni da Fiorella Mannoia, in occasione dei suoi dodici lustri. Pagato il pegno del solito annuncio pubblicitario (Apollonio non ha saputo eliminarlo e se ne scusa), chi legge ha qui a disposizione il video: 


Ed ecco qualche chiosa linguistica al testo. "Migliore" vi ha naturalmente il fascino che fu di una celebre antonomasia, da cui discese la qualificazione di un ceto che tale si tenne (o forse ancora si tiene) per definizione. "Hanno camminato tanto" si dice delle cose o di coloro che vengono da lontano e che quindi si prospetta siano in grado di andare lontano. "In eterno movimento" combina una denominazione politica con una perennità paradossale. "Le ritrovi nelle strade" allude ai luoghi in cui il movimento aveva appunto le sue epifanie. Con "l'aurora" si va alle radici di una delle mitopoiesi moderne più feconde e più predisposte peraltro al troncamento: "il sol dell'avvenir" (alle cadenze metriche non manca talvolta una sottile ironia).  
Quanto al sistema della persona grammaticale, "io" si compone con "tu" in un "noi" inclusivo, che fa da tradizionale emblema funzionale e grammaticale della prospettiva ideologica che si è già specificata. Altrettanto, se non più tipica è d'altra parte la contrapposizione di "noi", e di un "noi" di tal fatta, con "loro". Come si usava e si usa, la terza persona in questione è però accuratamente indeterminata; è in altre parole una forma di impersonale: "ce li portano via". 
In proposito e passando dal testo a una interpretazione dei gesti, come lingua del corpo, non si manchi di osservare in proposito un importante dettaglio. Quando di tale terza persona si tratta nel testo, la cantante fa un gesto tipico dell'oratoria politica. Tra i tanti gesti che ricorrono e che sono dettati da una sorta di danza, il gesto di cui si sta parlando è eccezionale perché è l'unico così univocamente caratterizzato. Con braccio e indice tesi, la cantante addita più volte lateralmente, cioè fuori dello spazio della intimità del "noi" che sta enunciando, fuori dello spazio del faccia a faccia tra chi enuncia e chi è destinatario dell'enunciazione.
La canzone non è però un messaggio di speranza: così potrebbe parere, ma solo superficialmente. "Le parole perdute" non è rivolta alla naturale attitudine che caratterizza l'ottimismo della gioventù. La partita della gioventù, giustamente piena di speranze, è infatti ancora da giocare. Fiorella Mannoia si indirizza piuttosto a chi, nella propria vita, vede la partita già giocata e già consumata una sconfitta. Lo dicono con chiarezza i valori modali e tempo-aspettuali. In proposito, l'elenco è facile ed impressionante. Verbi come "tornare", "ritrovare", "resteremo", "ritornerà" si susseguono. "Il tempo corre in fretta" è formula più volte ripetuta. "Vorremmo... dobbiamo" marca un contrasto insopprimibile e conduce a "quello che non siamo". Infine, l'iterato e apertamente consolatorio "noi siamo ancora in tempo" è, se non una lampante ammissione della verità del contrario, una aperta concessione della sua alta probabilità. Lo conferma il modale, che allude naturalmente al celebre ottimismo della volontà, di "voglio crederci ancora". Lo sancisce definitivamente l'avverbio ancóra. A ricorrenze parlanti e contrastanti dell'avverbio ancóra nella canzonetta italiana degli ultimi anni, Apollonio ha già consacrato un frustolo qualche tempo fa e non è il caso che annoi i suoi due lettori con ripetizioni. Basterà concludere che una speranza che non si può perdere è l'abito che spesso indossa la disperazione.
Insomma, le intenzioni di chi ha composto quei versi sono certo commendevoli e sono intenzioni in funzione delle quali il vecchio cuore di Apollonio non può non commuoversi. Ma la scienza è la scienza e una cruda analisi del testo, con le sue fredde ragioni, ne rivela la stoffa. È vero: "i sogni si allontanano". Forse è però solo perché, al di là d'ogni valore ideologico, si tratta dei sogni di una gioventù sempre più remota. E malgrado Fiorella Mannoia taccia anche lei, come è d'uso, il soggetto di quel cruciale e già notato "ce li portano via", la sua canzone, nel complesso, dice impudicamente di chi o di cosa si tratta. Implacabili e banali, a portare via i sogni, sono appunto i molti anni.
E, se mai lo è stato, non è a questo punto difficile capire quale sia il segmento di pubblico cui "Le parole perdute" è rivolta. Fiorella Mannoia intona la sua canzone accattivante per una generazione che ha perduto le parole di una giovinezza che fu come una gravidanza interrotta. Un pubblico che non solo è più o meno coetaneo dell'interprete ma ne condivide anche un'orientata Erlebnis. Sorelle e fratelli minori di coloro che "fecero il Sessantotto" e per l'accesso dei quali alla ribalta della vita quella manciata di anni in meno fu spesso esiziale. Non ebbero la sfacciata presunzione di avere sulle labbra le parole che, per una stagione, parvero nuove. Al massimo, assolsero con convinzione al dovere di ripeterle. Né toccò loro la sorte mettere a frutto quelle parole, di passare con esse dalla parte di chi se la sarebbe cavata o, in qualche caso, ne sarebbe morto, prima che, giuste o sbagliate che fossero, esse perdessero radicalmente il loro valore. 
Gli spiriti di quella gioventù si infransero anzitutto contro il piombo autentico degli anni eponimi. In séguito, contro il luccichìo d'oro posticcio degli Ottanta. In uscita di quel decennio, sopra le teste di ormai ex-ragazze ed ex-ragazzi, sarebbe definitivamente crollato un mondo intero, insieme con il Muro di Berlino. Così, si sarebbe inopinatamente chiuso il Secolo breve e di quelle parole non si sarebbe più saputo cosa fare, come di moneta uscita di corso.
Negli anni che seguirono, le si cambiò infatti al ribasso con le stucchevoli paroline di generici buoni sentimenti e di moraleggiamenti fondamentalisti. Da tempo, ormai, attitudini del genere sono spacciate per impegno politico. Questo offre la fiera delle idee molto a buon mercato cui il disordine globale invita agli acquisti tutti coloro, giovani o vecchi, che con pia falsa coscienza aspirano oggi a salvarsi l'anima. In alternativa, ma solo per i vecchi, c'è la nostalgia di Fiorella Mannoia.

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