12 dicembre 2013

Cronache dal demo di Colono (21): Genealogia di Mike Bongiorno

Una dimestichezza con Mike Bongiorno. L'hanno coltivata, pur se in modo differente, tanto l'uomo che ha avuto il maggior peso nella vita pubblica italiana degli ultimi venti anni, quanto quello che s'appresta ad averne uno in qualche modo comparabile nella futura (quanto a lungo, si vedrà): è il tratto che li accomuna e che si sbaglierebbe a credere solo accidentalmente biografico. 
"Fenomenologia di Mike Bongiorno" era il titolo di un saggio anticipatore di Umberto Eco. Vale forse la pena di rileggerlo, senza condividere la iattanza che vi si celava (male, bisogna dire) dietro la scorza di gioco ironico e sofisticato. Anche perché sarebbe oggi impossibile pensare (se mai fu facile farlo) che la consapevolezza sociale e culturale di Bongiorno, solo perché più tacita e implicita di quella sontuosamente palese di un intellettuale tomista o di un gesuita gramsciano, fosse una consapevolezza minore o minima e che, di conseguenza, egli galleggiasse sull'onda, al massimo come un cretino di talento. Un'analisi fredda e spassionata della figura di Mike Bongiorno e della sua prassi pubblica (se non si vuole dire politica): utile, visti anche gli esiti presenti, per chi prova ad avvicinarsi a una nazione e non a ciò che, ancora una volta, si vorrebbe che essa fosse (e che si opina quindi essa dovrebbe essere).

1 commento:

Anonimo ha detto...

Non avevo idea che il nostro Eco nazionale si fosse occupato con piglio di studioso di questo singolare personaggio della storia televisiva nostrana. Per parte mia conservo solo un vago ma gradevole ricordo della scansione critica, ma con accenti di marcata simpatia, di un altro famoso italoamericano del piccolo schermo, vale a dire il tenente Colombo, per la penna di Beniamino Placido, in un gustosissimo articolo pubblicato da La Repubblica una trentina d'anni fa. Importa poco il fatto che il famoso personaggio della serie televisiva sia solo un'invenzione, una caricatura dell'immigrato mai pienamente integrato nel regno a stelle e strisce degli altezzosi WASPS protestanti, mentre invece il noto presentatore sia stato una persona in carne e ossa: la finzione televisiva ha proprietà omologanti che superano di gran lunga quelle, classiche e risapute, della morte.

Le auguro di scansarle entrambe ancora per moltissimi anni, a cominciare dal prossimo in dirittura di arrivo: che non Le permetta di rimpiangere alcuno dei suoi predecessori, senza con questo sottrarLe un solo atomo di curiosità per i numerosi epigoni futuri.
Non oso aggiungere altro, a parte un sentito augurio di buon Natale.
Sua Licia.