26 dicembre 2013

Linguistica da strapazzo (22): "Una cazzo d'opinione"

Apollonio deve l'immagine qui a fianco al suo alter ego, che, per mettere in circolo notizie di questo diario, bazzica un paio di reti sociali e si trova così divertito spettatore di sortite del genere. 
L'espressione è certo tratta da uno di quei post in cui si fa questione di qualche banale abuso del condizionale ai danni del congiuntivo.
Pretesto benemerito, se porta alla luce e alla dignità dello scritto (e dello scritto di un inflessibile fustigatore - o d'una fustigatrice - di cattivi costumi linguistici) il nesso nominale una cazzo d'opinione
Una cazzo d'opinione è già da tempo una formula dell'andazzo: come tale, si candida a essere la regola, se non lo è già divenuta. Certo, non l'eccezione e nemmeno un "errore". Del resto, lo si ammetta, come si farebbe a dire una cazzo d'opinione, se non dicendo una cazzo d'opinione? Un tempo, si poteva pensare alla concorrenza di un'opinione qualsiasi, di solo un'opinione; ma adesso? Chi ha più la faccia di esprimersi in modo tanto insipido? In combinazione con un imperativo, poi. Si vuol mettere l'incisività? Da caserma. Caporalesca.
Non sono però simili osservazioni sulle fonti ideali del costume del tempo (invisibili solo a chi non vuol vedere dove abita) a rendere l'espressione preziosa, come reperto, per una linguistica da strapazzo. Vale molto di più il fatto che essa mette in questione e proietta verso nuovi destini il modulo sintattico testimoniato da (Sono in viaggio tra Pratofiorito e Roccacannuccia con) una schifezza di treno o da (Guardatene! È) una merda di professore
Nessi nominali del genere equivalgono a un treno schifoso, un professore di merda. Con essi, anzi, hanno un rapporto trasformazionale, avrebbero detto Zellig Harris e Maurice Gross. In un treno schifosoun professore di merdaschifoso e di merda sono formalmente differenti ma riempiono una funzione identica: quella di modificatore del nome (sono attributi, nella tradizionale terminologia). Una funzione del genere, la si trova assolta d'elezione dagli aggettivi, se la si vuole mettere nei termini delle parti del discorso. Di conseguenza, stando alla funzione, non ci sarebbe nulla di strano a considerare di merda un aggettivo, come schifoso: un aggettivo di forma invariabile e composta. L'italiano ne è pieno: ma di ciò, semmai, un'altra volta. 
Merda è un nome, però, e, in relazione con schifoso, stanno nomi come schifo e schifezza. Il gioco è presto fatto, allora, ed è uno degli innumerevoli che assicurano alla lingua la grandissima varietà delle sue realizzazioni formali. Si resta infatti sempre nel campo della modificazione d'un nome, quando, operando con nomi e non con aggettivi, si passa dallo schema attributivo di un treno schifoso e di un professore di merda a quello di una merda di professore e di una schifezza (o uno schifodi treno, che si direbbe appositivo (sempre per tradizione grammaticale). Nel passaggio, due caratteri formali sono notevoli. 
Primo, il collegamento tra nome modificatore e nome modificato necessita, come elemento di transizione, della preposizione di: una di quelle cui, anche a volerle trovare un significato, proprio non ci si riesce (e grazie al Cielo!). Un elemento di transizione del genere non è necessario quando è questione di un nome e un aggettivo e mal si giudicherebbe, se si credesse che, nel caso, si tratta del medesimo di che compare in un professore di merda.
Secondo, nel nesso, la salienza grammaticale e il relativo controllo di fenomeni di armonia compositiva passa dal nome modificato al nome modificatore. Una merda di professore è sempre un professore di merda, come una schifezza di treno è sempre un treno schifoso. L'articolo è però femminile, perché femminile è nel caso specifico il nome in funzione di modificatore: quello del nome modificato, semplicemente, ha perso rilievo.
Non va (più) così con una cazzo d'opinione. Come, in un professore di merda, di merda è la forma dell'aggettivo composto in funzione attributiva, così lo è del cazzo in un'opinione del cazzo. Ma quando cazzo, che è un nome, sempre sotto il segno della funzione di modificatore, si fa largo come apposizione, il suo genere non conta un c... Conta il genere del nome modificato, che nel caso specifico è opinione, femminile: una cazzo d'opinione, appunto. Come, altrimenti? A testimoniare, nella formula, il formale valore nominale di cazzo resta d'altra parte e in ogni caso ancora quel di: dice che si tratta di una combinazione di un nome con un nome e non di una combinazione di un aggettivo con un nome.
È spassoso allora che sia proprio cazzo a evidenziare (come apripista, pare ad Apollonio: ma forse si sbaglia) l'affievolimento del valore nominale di queste apposizioni dal sapore accesamente spregiativo: un merda di professore è già immaginabile, come forse una piscio di moto; un schifezza di panino lo è ancora molto meno, se mai un giorno lo sarà. 
Per tutti (e, primo fra tutti, per cazzo), ci sarà da valutare il ruolo, in questa perdita di salienza grammaticale dell'apposizione, di un ipocrita mascheramento delle origini volgari del modulo espressivo. Che si sorvoli anche sul genere di cazzo (oltre che sulla sua denotazione) sarà pertanto da imputare, per paradosso, a un'attitudine eufemistica: 'io, cazzo, lo dico, ma quando lo dico, naturalmente, non si tratta di un cazzo...'. E anche in ciò sarà difficile non riconoscere un tratto espressivo del tempo: la volgarità, certo, ma la volgarità esibita, per finta trasgressione, come bandiera del più puro bacchettonismo. Quello dell'imperativo, di "imparalo".
Ma è appena il caso lo si dica, in conclusione: solo una cazzo d'opinione, quella di questo frustolo, niente più d'una cazzo d'opinione.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Una bellezza di articolo!

Vito Lucio Maria ha detto...

In Sardegna si direbbe, rendendo alla veduta il suo pregio, "un'opinione cazzuta".

Sesto Sereno ha detto...

Con disagio sincero, chiedo: una "opinione del cazzo" e una "cazzo di opinione" non sono, però, la stessa cosa, se ad esprimere la prima fosse una donna delusa dal proprio amante, e la la seconda rappresentasse, invece, il giudizio espresso da quel deludente amante in merito all'opinione che, di lui, ha la delusa donna?
Blak

Apollonio Discolo ha detto...

A osservazioni non dissimili, mutatis mutandis, si presterebbero anche una merda di professore e un professore di merda, insinuante Lettore. Meravigliosa (e terribile) qualità della lingua: raramente ciò che si dice è univoco (Apollonio affermerebbe volentieri "mai" ma lo spirito del suo buon Maurice lo ammonisce: "non farlo"). E l'enunciazione (chi dice, dove lo dice, quando lo dice, a chi lo dice e così via) contribuisce decisivamente a orientare valori e interpretazioni. Ma, come principio di metodo, nell'esperimento non contano i singoli valori: contano invece le sistematiche proporzioni tra i valori. Proporzioni mutevoli, certo, per valori e interpretazioni mutevoli. Ma senza sistema, non ci sarebbero più interpretazioni o più valori. Ci sarebbe il caos. Sembra un paradosso, ma proprio l'esistenza delle diversità (di opinioni, di vedute, di valori, di interpretazioni, di situazioni, di lingue) rassicura gli esseri umani non tanto del fatto che il caos non esista, quanto del fatto che, se esiste il caos, è perché, differente, esiste il non-caos. Guardi un po' che conseguenze del c...

Anonimo ha detto...

Mi domando (non retoricamente), gentile Apollonio, se la differente e decrescente probabilità di una cazzo di opinione, un merda di professore e un schifezza di treno non siano in qualche modo correlati a funzioni del modificatore che lievemente divergono e che anche le parafrasi (per quanto ciò che occorre sia, si sa, occasionale) rivelano con la diversa forma del modificatore: (opinione) del cazzo ha l'articolo, (professore) di merda no; quanto al treno potrebbe essere da schifo. Grazie.

Apollonio Discolo ha detto...

Domanda più che legittima e correlazione da indagare su più larga scala, osservante Lettore. La caccia è aperta. Ad Apollonio, che per primo s'è gettato nella boscaglia, pare tuttavia la differenza (ché una differenza c'è, sicuramente) stia altrove. Resta il fatto che [ Lo sai? Gerry circola con] una schifo di tipa, concorderà con lui, non è implausibile. Un(a) seguace del sintatticismo meccanicista imperante la risolverebbe facile: con un nodo funzionale minore dentro il DP, sotto cui piazzare cazzo, merda, schifo, che il Determinatore non 'vede' quando è il momento dell'accordo. E, al di là delle sferraglianti metafore meccaniciste, qualcosa del genere, funzionalmente, è ciò che accade, a parere di Apollonio. Insomma, pareva forse solo una cazzo di questione di lana caprina ma rischia di essere (come Apollonio sospettava) un buon tema per un serio saggio scientifico; il titolo c'è già: "In cerca d'una cazzo di soluzione per una cazzo di opinione.

Anonimo ha detto...

Sì, concordo e infatti ripensavo. Una schifo di tipa, come una cesso di opinione, non sono implausibili; d'altronde, lo è ben di più, o almeno così mi pare, uno schifezza di tipo o di treno. La visibilità o meno potrebbe forse anche avere a che fare con questioni di marcatezza, per esempio del tratto di genere. Resta appunto che, ancora forse, la questione dell'apripista non è 'del cazzo'. Ma certamente ci avrà pensato ben meglio di me, cui la divertente osservazione del post ha solo fatto venir voglia di chiacchierare un po' a vanvera (come anche ora) e senza le dovute competenze, in una giornata di solitudine in cui 'una cazzo di opinione' mi ha fatto compagnia. E dunque molte grazie davvero della piacevole conversazione.