13 gennaio 2016

Lingua nostra (10): "Cruscaio", "cruscante", "cruscata"...

Cruscaiocruscante, cruscata, cruscheggiante e cruscheggiare, cruscherìa e cruschescocruschevole e cruschevolmente...
Parole fuori dell'uso da qualche tempo ma italianissime e vive sotto le penne di Foscolo e Leopardi, di Baretti e Berchet, di Ojetti e D'Annunzio, di Settembrini e Tommaseo, tra gli altri. Gente che s'esprimeva in tempi forse più vivaci dei presenti. Tempi di "pane al pane e vino al vino". Quindi, di "Crusca alla Crusca".
Il merito dell'esistenza della bella famiglia lessicale va naturalmente all'Accademia della Crusca. Con le sue attitudini morali, con le sue pratiche espressive, con le sue scelte culturali (le storiche, s'intende; le presenti sono altra cosa: c'è bisogno di dirlo?), l'Accademia della Crusca ha infatti fecondato lo spirito dell'italiano, che ha originalmente partorito tali curiose e gustose espressioni di uno spregio. 

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