14 gennaio 2016

Sommessi commenti sul Moderno (22): "Que cherchent-ils au Ciel, tous ces aveugles?"

Il succo di questo frustolo sta nell'immagine che, in apertura, l'illustra e che illustra un articolo giornalistico su recenti e futuri sviluppi nel settore economico della cosiddetta realtà virtuale (ossimoro esemplare: ma di ciò, eventualmente, un'altra volta).
Testa piegata all'indietro, come a guardare verso l'alto, bocca aperta: la postura della persona che occupa il primo piano di tale immagine è loquace. 
È una postura umana che attraversa i tempi e, sotto determinate condizioni, è specifica della specie, ragionevolmente. Essa è per esempio descritta e valorizzata da un testo canonico ed esemplare del Moderno maturo, Les aveugles di Charles Baudelaire:

"Contemple-les, mon âme; ils sont vraiment affreux! | Pareils aux mannequins; vaguement ridicules; | Terribles, singuliers comme les somnambules; | Dardant on ne sait où leurs globes ténébreux. | Leurs yeux, d'où la divine étincelle est partie, | Comme s'ils regardaient au loin, restent levés | Au ciel; on ne les voit jamais vers les pavés | Pencher rêveusement leur tête appesantie. | Ils traversent ainsi le noir illimité, | Ce frère du silence éternel. Ô cité! | Pendant qu'autour de nous tu chantes, ris et beugles, | Éprise du plaisir jusqu'à l'atrocité, | Vois! Je me traîne aussi! Mais, plus qu'eux hébété, | Je dis: que cherchent-ils au Ciel, tous ces aveugles?"

In un momento precedente e aurorale del Moderno e sotto prospettiva differente, la medesima postura fu illustrata da un celebre dipinto di Pieter Brueghel il Vecchio:



Ed ecco, cambiando riferimento, tempo e arte, come la rappresentò, con il pretesto di un mito antico di autoaccecamento, Pier Paolo Pasolini, quando la putrefazione del Moderno era già cominciata da un po':


Insomma, si tratta della postura del cieco.
Per ancestrale desiderio, allora, l'accecamento della realtà virtuale come compimento del destino di un'era? L'impulso ad astenersi dalla visione dell'eccesso di bruttezze e di brutture già prodotte da quell'era? Come soluzione finale, la cecità richiesta da una realtà che è già virtuale e solo da perfezionare nei suoi aspetti più crudamente tecnologici? 
Tutto ciò (ed è il lato comico della faccenda, che il Moderno non riesce mai ad allontanare da sé, soprattutto nella fase della sua putrefazione) con il pretesto di uno spasso e dell'accrescimento dell'esperienza perseguito paradossalmente attraverso la sua negazione.
Apollonio, forse già cieco anche lui, lascia però alle meditazioni dei suoi due pazienti e non ciechi lettori ogni conclusione (ma c'è, una conclusione?).

[I ciechi, nella traduzione di Giorgio Caproni: " Osservali, anima mia; son veramente orrendi! simili ai | manichini; vagamente ridicoli; terribili, strani come i | sonnambuli; i loro globi tenebrosi non si sa dove dardeggino. | Gli occhi, fuggita via la scintilla divina, come se | guardassero lontano, restano levati al cielo; mai vedi le loro | fronti appesantite chinarsi, pensose, al suolo. | Attraversano così il buio senza fine, fratello del silenzio | eterno. O città! Mentre a noi intorno canti, ridi e berci, | avida di piacere sino alla ferocia, guarda! anch'io mi | trascino! Ma, inebetito più di loro, dico: Che van cercando, | in Cielo, tutti codesti ciechi?"]

2 commenti:

Pasquale D'Ascola ha detto...

Raro.
P.

Apollonio Discolo ha detto...

Grato.