8 ottobre 2014

Come cambiano le lingue (9): "A me preoccupa..."

"A me preoccupa la disoccupazione, non l'opposizione": per l'ormai stagionata innovazione sintattica, cresciuta sul principio sottotraccia e ormai giunta, come si osservava qualche mese fa, ai vertici dell'espressione scritta italiana, stasera una nuova consacrazione. 
Portata a Citera e alle orecchie di Apollonio da onde radiofoniche, conteneva la frase qui posta in esordio una dichiarazione (con forte incidenza della funzione poetica, avrebbe detto Roman Jakobson) del giovane Presidente del Consiglio dei ministri italiano, ineccepibile cavaliere degli andazzi, a quanto pare, anche in questo dettaglio irrisorio ("tout se tient"). 
Ghiotta materia tuttavia per cruscheggiare, con accenti estremistici o moderati, che i cruscheggiatori di professione, per interesse o per diletto, non dovrebbero lasciarsi sfuggire (Apollonio l'affida infatti alle loro cure) e che, da parte dell'opposizione - altrimenti a rischio di disoccupazione -, meriterebbe almeno un'interrogazione parlamentare da rivolgere al Ministro dell'Istruzione e volta a fare definitivamente chiarire dall'autorevole esponente del Governo (per fortunata coincidenza, nell'occasione una glottologa) se, alla luce delle vigenti norme grammaticali, un'espressione del genere vada ritenuta corretta nelle sedi ufficiali ed istituzionali o se per essa sia da prevedere una deroga.

2 commenti:

Vito Lucio Maria ha detto...

XC Il cammino verso la conoscenza della lingua e verso la conoscenza dell'uomo deve ancora essere intrapreso.
Così è ed appare davvero arduo revocarlo in dubbio. Dunque, quale potrebbe essere una gatta da pelare più da pelare di questa? Virtù dei noiosi, la verità. U

Apollonio Discolo ha detto...

Ad Apollonio, che virtuoso non è, e nemmeno veritiero, pur essendo e restando noioso, la novantesima trovata del suo alter ego che Lei ha l'amabilità di riferire verbatim pare prodromo di spasso, affettuoso Lettore, e non gatta da pelare. Ma Lei lo conosce: è convinto che ci sia del Classico nel Moderno e, di conseguenza, malgrado le ridicole tragedie e i fruttuosi fallimenti, resta un ottimista guardingo o, forse meglio, un pessimista sorridente.
Il Suo commento gli dà d'altra parte il destro di sfogare un po' della sua pedanteria d'accatto, aggiungendo al post una postilla grammatical-morale. Gli "a me preoccupa...", "a me colpisce...", "a me disturba", "a me diverte" e così via che spesseggiano nell'espressione dei semicolti - agenti ben noti del mutamento linguistico - e che prospettano già una nuova norma (Apollonio non esclude infatti che ci sarà stato chi, passando per avventura dal suo blog, a proposito di questo frustolo, si sia detto "Embè? Come mai diversamente si dovrebbe dire?"), vi spesseggiano, oltre che per la generale, ma piuttosta ipocrita, enfasi sull'io nell'espressione dell'epoca corrente, anche per una naturale e comprensibile tendenza all'esclusione del passivo dal discorso informale; e quasi tutto ormai nella comunicazione pubblica è divenuto discorso informale. "(Io) sono preoccupato dalla disoccupazione, non dall'opposizione": ecco come si sarebbe potuto dire, per dare l'enfasi voluta all'io, senza fare violenza alla sintassi. Ma, a differenza dell'attivo, il passivo domanda, a chi si esprime e a chi lo ode, che il calcolo funzionale sintagmatico si combini con uno paradigmatico. Troppa fatica, soprattutto quando si ha fretta (eventualmente, giustificata). Si fa prima a prendere una scorciatoia molto battuta, si fa prima ad assecondare un andazzo. Piuttosto (senza "che", per amor del Cielo): ha notato il silenzio, in proposito, dei cruscheggiatori? Si vede che, a tale andazzo, sono assuefatti e magari ne sono anche loro attori. E "canis canem non est".