19 ottobre 2014

Linguistica candida (18): Chomsky, ricorsivamente



Un Nobel per la linguistica non c'è e, quanto a quello per la medicina, si dovrebbe attendere ancora l'esito di qualche TAC. C'è il rischio che si faccia tardi. Di chimica e di fisica, non è il caso di parlare: lì, come si può, si pretende di fare sul serio, mentre il cosiddetto Nobel per l'economia è, come si sa, un'autentica patacca. 
Restano il Nobel per la letteratura e quello per la pace. Il giovanotto, cui - ed è grande qualità - le ambizioni non hanno mai fatto difetto, com'è suo costume, sta alacremente lavorando al secondo, inconsapevole di essere già meritevole del primo.   

2 commenti:

Vito Lucio Maria ha detto...

Potrebbe però lavorare ad istituirlo il 'Nobel per la Linguistica', più confacente al personaggio sarebbe l'azione d'altro canto, o anche solo l'aspirazione, così tirando su alla maiuscola la iniziale, con indubbio vantaggio per i Linguisti, a quel punto, tutti.

Apollonio Discolo ha detto...

I linguisti sono in fondo brava gente, amabile Lettore. Un po' tonti e fanfaroni, chiacchierano e, di norma, non fan male a nessuno: niente da spartire con medici, chimici, fisici, letterati e portatori di pace (categoria di laureati, quest'ultima, di sopraffino paradosso per un premio voluto, a salvezza della sua memoria ma non certo della sua anima, dall'inventore - oltre che mercante-principe - della dinamite). Tra i linguisti, non ci sono né ci sono mai state persone da Nobel, del resto come tra i matematici e tra altri gruppi di matti e imbroglioni assortiti. La strada che Chomsky ha percorso, peraltro, è sin dal principio la sua propria (grande qualità): e la disciplina, per lui, è sempre stata solo un pretesto. Si staglia adesso come lo sbrecciato rudere di un'epoca che fu: un'epoca di acciaio e di macchine, di dinamite e di ideologie, di singolari e solitari avventurieri. Merita un Nobel e lo sa: il Nobel è l'apoteosi della sua età perenta. Apollonio si augura sinceramente, anche per una solidarietà umana qui altre volte espressa, che un Nobel, uno qualsiasi, glielo assegnino. Il corretto, pensa, sarebbe quello per la letteratura. Ma vedrà, appunto, che questo tempo maligno sarà persino capace, senza ironia, di laurearlo per meriti di pace.