2 ottobre 2014

Linguistica da strapazzo (33): "La corazzata non decolla"

"...la corazzata non decolla" occhieggia da una pagina di un giornale squadernato una fila più in là. Apollonio attende il suo aereo, come del resto chi sta leggendo quel quotidiano di provincia. È il mattino d'un lunedì: il titolo marca un articolo che ha per tema un incontro calcistico delle serie minori. Insomma, cronaca così minuta, contesto così locale, argomento così futile che ci vuole la faccia tosta di Apollonio (o la sua stordita fatuità) per proporlo ai suoi lettori (frattanto tornati due) come esemplare, sotto qualsivoglia rispetto. Eppure...
Quando ricorre nel discorso italiano d'oggidì, corazzata lo fa in virtù di codificata metafora. Della nave da guerra che fu simbolo dell'epoca in cui l'Europa si fece letteralmente d'acciaio e scorrazzò per il mondo, con la sua ambiguità sovente nefanda e prima di rivolgere la sua rabbia verso se medesima, parlano forse solo i libri di storia e i documentari televisivi. Certo, non lo fanno i giornali: nelle pagine dedicate allo sport, poi. Infatti, una corazzata è oggi, d'elezione, una squadra di atleti messa insieme, di norma con larghezza di mezzi economici, per raggiungere i massimi risultati nelle competizioni sportive, inaffondabile e funesta per gli avversari come si presumeva lo fosse, nella guerra per mare, una corazzata. C'è bisogno d'altro indizio per intendere quanto quell'Europa d'acciaio si sia frattanto fatta molle? C'è chi dice appunto "liquida".
Del valore ludico-sportivo di corazzata (ragionevolmente, il prevalente nell'uso), i dizionari non registrano ancora l'esistenza, neanche i più spregiudicati e aperti. Del resto, cosa ci si vuol fare? In un dizionario, non c'è parola che non indossi la marsina e la marsina di corazzata è, a quanto pare, solo quella lisa e, nell'uso, quasi perenta che l'incasella nel lessico bellico marinaro.
Certo che, a partire da lì, (navecorazzata di acque deve averne percorse, allontanandosi dal bacino in cui, come parola, fu varata. Acque che devono averne spento il fuoco metaforico che, gonfiatala come un pallone, l'ha fatta volare verso la prosa ornata dei cronisti sportivi. 
Oggi, in barba a ogni "restrizione di selezione" a un titolista di provincia viene infatti spontaneamente in mente di associare sintagmaticamente corazzata, nome di un processo più che di una cosa, a decolla, predicato con un valore a sua volta metaforico. Roba da poeti laureati o da fini accademici: su quattro parole, spente o accese, due metafore, ma solo due solo perché le altre sono la e non.
A essere precisi, peraltro, con decolla s'è ancora più avanti. S'è in effetti al livello della metafora d'una metafora. La basica fu acquisita all'italiano per via di prestito dal francese (decollare, l'italiano, ne aveva già un altro; per chiarimenti, chiedere di Salome). 
'Scollare', dunque, per 'staccarsi da terra' (come fase incoativa dello stato cui è destinato un velivolo, certo, non un natante), passato, come si sa, al valore universale di 'avviarsi verso un felice sviluppo'. Ha decollato, questo frustolo? C'è da dubitarne. Del resto non è nemmeno una corazzata. Quindi, cosa importa? 
L'importante è che, oggi, per l'occasione, "la corazzata non decolla": oggettivamente. E che, soggettivamente, per la medesima occasione, seduto sulla ferrea poltroncina d'un aeroporto, in attesa di un decollo, un anziano buonuomo - sguardo ilare e perso nel vuoto - sorride. Di se stesso.  

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Lievi ci siano la vita e le parole (l'inclusivo noi include Apollonio, il suo alter-ego, lo scrivente e l'altro (solo uno?) lettore ). Per decollare, ogni tanto almeno, ignorando ogni gravità(s).
Buon decollo e buon atterraggio dal suo affezionato lettore
Mauro Lena

Apollonio Discolo ha detto...

Commento molto gradito, beneaugurante Lettore, anche come tempestivo segno di premura.

Vito Lucio Maria ha detto...

La futilità d'oggetto è sempre e comunque benemerita in Apollonio, scelta programmatica risalente, ottimamente fondata: il punto di vista dei parlanti. Che siano questi ultimi futili ci si fa davvero poco caso da lettore d'Apollonio. Distolgono i luccichii ch'egli ne ricava ed offre, illuminanti anche prima che si riesca ad assommarli.

Apollonio Discolo ha detto...

Futilità come via di fuga, valente Lettore.