3 marzo 2015

Lingua nel pallone (6): "Sassata"

Stavolta la faccenda è seria. 
La sassata specialistica della lingua nel pallone ha già la sua bella registrazione lessicografica. Alla voce, il Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia dice: "Nel gioco del calcio, tiro molto violento". E documenta: "G. Acampora [«Corriere dello Sport-Stadio», 6-VI-1983], 10:  Biondi... ricacciava sulla linea di porta una 'sassata' del bravo Pin dalla distanza".
Le virgolette tradiscono il valore figurato che l'espressione ebbe nella coscienza linguistica del giornalista (peraltro assente nell'Indice degli autori citati) ma non di questo qui si tratta. Sassata continua certamente a essere percepito ancora oggi come traslato. Che il pallone non sia un sasso e che ciò che si vuol dire, con sassata, è che esso è lanciato da chi lo colpisce come se fosse un sasso è chiaro a tutti.
È solo la violenza a qualificare però un tiro del pallone come una sassata? Apollonio non ne è convinto. L'ha detto che, stavolta, la faccenda è seria e cosa c'è di più temerario di resistere a un dizionario? 
Negli usi che ad Apollonio è però capitato di registrare (uno, recente, a commento del gesto atletico illustrato qui sopra), tratto caratterizzante, se non pertinente, delle sassate, con la violenza - e, deve dirlo, più della violenza - gli è parso anzitutto la distanza. Del resto, con l'ovvia intenzione di nuocere, un sasso, non lo si scaglia da vicino. E, in questione, per ottenere l'effetto desiderato, non è tanto l'energia, quanto l'abilità balistica.
Se chi calcia il pallone sta, si ponga, all'interno dell'area di rigore (peggio, nei dintorni dell'area di porta), potrà mettere tutta la violenza che vuole, nel suo tiro. Chi commenta l'azione difficilmente parlerà in tal caso d'una sassata. O almeno, così ad Apollonio pare di potere affermare sul fondamento della sua più che cinquantennale esperienza di ascoltatore di radiocronache.  
Sono sassate, invece, i tiri, non necessariamente violentissimi, piuttosto, inopinati e improvvisi, scagliati da una distanza approssimativamente di venticinque metri; tali da richiedere cioè buona mira e rapida capacità di calcolo dei diversi fattori che incidono sul moto del proietto. E la pur sola documentazione fornita dal Battaglia, in proposito, è lampante: "...dalla distanza". Senza qualificazione, senza quantificazione, nella lingua del pallone, "dalla distanza" vale appunto quei venticinque metri approssimativi di cui si diceva.
È altresì vero - e ad Apollonio lo fa notare un giovane sodale sollecitato in proposito di un giudizio - che c'è anche un modo di calciare un rigore come una sassata: un tiro teso e volto non ad ingannare il portiere ma a sbalordirlo con la sua violenza. 
Si tratta tuttavia di una situazione speciale. Nel corso del normale svolgimento del gioco, Apollonio direbbe che sassata, traslato non ancora sulla via dello sbiadimento, si associ, più che alla semplice violenza nel tiro del pallone, a una combinazione di tratti semantici. Quelli qui evocati: nell'ordine, distanza dalla porta, veemenza e accortezza dell'atto, sua imprevedibilità.
La faccenda è seria, però. E, in proposito, l'attitudine di questo frustolo è ancor meno apodittica del solito. Ai cinque lettori di Apollonio, con il loro ponderato giudizio, il compito di argomentare e, eventualmente, di dirimere la delicata quaestio.

2 commenti:

Vito Lucio Maria ha detto...

Alla fonte del traslato: in italiano-napoletano "n'a pretat'a" è riprovevole e riprovata solo se colpo a sorpresa contro chi non stia guardando nella direzione del lanciatore. La sorpresa è l'unico elemento per cui si possa assegnare al lancio un intento seriamente offensivo: una pietra, salvo non sia un lapillo innocuo, è proietto il cui arrivo è facilmente visibile e, visto, difficilmente è tanto veloce da non poter essere evitato. Può cogliere il bersaglio e far male solo all'inconsapevole. Ricordo delle infantili "guerre a pret'e" in area napoletana, che erano giochi pressoché benevoli che non lasciavano malanimo perché lo scambio non giungeva quasi mai ad esiti lesivi. Rapida verifica odierna: mantiene in traslato fra i parlanti di questa zona il senso di colpo a tradimento, riprovevole quindi solo se è "n'a pretat'a a sacres'a", diversamente è un modo un tantino villano di scherzare. Non si usa qui, che io sappia, per il calcio, almeno ho chiesto ad alcuni amici molto attenti al calcio ottenendo risposta negativa.

Apollonio Discolo ha detto...

Apollonio ringrazia, pronto e fedele Lettore. Difficilmente, come le Sue note confermano, la lingua nel pallone prende i suoi accenti dall'espressione popolare: essa è, come altre, lingua di un'epica popolare senza radici popolari, costruita - peraltro con merito - dai suoi cantori, radio-, telecronisti e giornalisti sportivi, tra i quali (come tra i ciabattini, i poeti laureati o ogni altro gruppo umano) c'è sempre da distinguere i valenti dagli sciocchi, senza scordare però che anche sugli ultimi soffia inesausto lo spirito pertinente della parola.