4 settembre 2015

Lingua nostra (8): "Vivere d'espedienti"

Questo tempo invita a parole, nei fatti spinge e quindi costringe a vivere d'espedienti. Espediente e la locuzione appena menzionata ricorrono però molto di rado, tanto nel discorso pubblico quanto nel privato.
Sono invece le espressioni che definiscono meglio, forse ineccepibilmente, quanto accade oggi materialmente in molti rami dell'attività economica. E moralmente in tutti. Sempre più spesso, chi vuole sbarcare il lunario ha infatti da vivere d'espedienti. E se non lo si ammette, mascherandosi dietro eufemismi foresti e prendendo pose di implausibile sussiego è per pudore, dal lato di chi subisce la temperie, da quello di chi la cavalca, per ipocrisia.
Un esempio: per una questione di decenza, con connessa nascita di un nuovo tabù verbale, il composto affittacamere è ormai fuori dell'uso, quando, andando a spasso per le città italiane, soprattutto per le meno floride, ci si accorge che di nuovi, improvvisati affittacamere, per scelta o per necessità, ce n'è a bizzeffe.
Del resto, questo diario lo ha già detto: più di quelle che ricorrono, sono sovente (forse, sempre) le espressioni che non ricorrono a fare intendere a qual punto sia la notte. Con buona pace dei devoti, peraltro benemeriti, delle ricerche lessicali quantitative e dei promotori di periodici e stucchevoli riti collettivi di scelta della parola del momento.

[Un paio di giorni dopo: voilà]

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