19 gennaio 2014

Farse(oh!)logia (2): Un maestro assoluto


Un maestro, un artista, un campione assoluto.

Anche chi, anzi, soprattutto chi fa lusso di opinioni relativiste ha bisogno di certezze. S'esprime così, di conseguenza, sparpagliando l'assoluto (o l'Assoluto) un po' a casaccio (al posto di, si ponga, indiscusso, indubbio che, portando tracce dell'operare umano - discutere, dubitare -, sempre un po' relativi sono). 
D'altra parte, etimologicamente, assoluto è forse adoperato anche come manifestazione del proprio titolo, come chierico, ad assolvere chi viene qualificato dall'attributo: Ego te absolvo... (un performativo, quindi). Col valore di 'assolto', opposto a quello di chi, non qualificato come assoluto, resta sub iudice, pronto a finire all'inferno, tra i sommersi, o, dandosi il caso, al purgatorio, tra i salvabili. Non ancora certamente dei 'nostri', nel paradiso dei salvati. 
Espressione quindi di gran peso per intendere meglio la temperie presente. Adattissimo a suscitare, con un sorriso, il sommesso commento (ove lo si udisse) del più sciocco luogo comune: "Ma sa... tutto è relativo".

[Puramente deittica (o quasi), una nuova rubrica, sempre che la pigrizia non impedisca ad Apollonio di farne una rubrica, dei suoi scatti di riso. Combinazioni tipiche dell'andazzo (o, come appunto dice l'andazzo, collocazioni), farsi di frasi fatte (quindi fatte in fieri, con fatte, come l'intendono i cacciatori), modi di dire del dire del mo (ma non di necessità del mo, visto che Apollonio quasi sempre sonnecchia), che, quando gli cadono sotto gli occhi o nelle orecchie, non sa dir perché, forse perché lo solleticano sotto le meningi, lo muovono al riso. Farse(oh!)logia, appunto. Ognuno, del resto, avrà la sua].

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