26 gennaio 2014

Primo supplemento al Bollettino ortografico (3): "Che c'azzecca"

Galleggiando come un relitto (a volere essere clementi), il frustolo di qualche giorno fa ha un tema dalle molteplici faccette, certo meritevole di una (piccola) monografia. Ne è stato sollecitato un benevolo lettore che a quel tema ha dedicato attenzione e che, per le vie brevi, ha segnalato all'alter ego di Apollonio (di quel lettore, fedele sodale) un paio di necessarie integrazioni. 
Si tacerà qui, per il momento, della seconda. Merita un approfondimento. Se ad Apollonio riuscirà di farlo, ne riferirà in un'occasione futura. 
Si dirà della prima, da subito molto gustosa, sotto il titolo di "Sic transit gloria mundi". 
Qualche anno fa, ricorda appunto il lettore, l'emblema dell'uso grafico chiamato in causa dal frustolo era "E che c'azzecca?": ne faceva largo uso un protagonista della scena pubblica italiana, dall'espressione orale non convenzionale e tenuta allora per sapida. 
È vero. Apollonio l'aveva rimosso. D'improvviso, all'apparire di quel personaggio, i cronisti avevano dovuto confrontarsi con la trascrizione di ciò che diceva. Ma anche voluto confrontarsi con il suo modo di esprimersi, e voluto parecchio: insomma, "c'avevano" inzuppato il biscotto, in quel "c'azzecca". Esso emergeva in un contesto a tratti drammatico, a tratti da "Un giorno in pretura", anche per via di uscite del genere. Questa è, del resto, l'impagabile e insuperabile tradizione nazionale: la vita pubblica vi prende sempre coloriture farsesche. E il diacritico era stato generalmente adottato, in proposito, come soluzione. 
Ci si pensi tuttavia un momento. Con il suo aspetto innovativo di forzatura (se non di violenza) sulla tradizionale norma grafica, il "Che c'azzecca?" si candidava come emblema naturale di un'epoca: l'uscita dalla cosiddetta Prima repubblica. Riassumeva di tale uscita, con un semplice apostrofo, il suo modo d'accadere spiccio e popolare. Spiccio e popolare solo in apparenza, però. In realtà, si capì dopo (e si capisce meglio ogni giorno che passa), vischiosissimo e mandarino.
All'aria dei tempi, insomma, non sfugge nemmeno un apostrofo: è la conclusione che se ne può trarre. Del resto, volatile come è, come potrebbe? Divertito, Apollonio, lo smemorato, esprime la sua gratitudine al buon amico del suo alter ego.

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